"Tracce" è un progetto denso di polvere e di emozione. L'intento è quello di conservare, racchiudendolo dentro ad uno scatto, l'immenso patrimonio archeologico, industriale e urbano, che l'Italia possiede, prima che il tempo e le cause economiche, politiche e sociali riescano a spazzarlo via, compiendo il loro inarrestabile percorso. E’ una ricerca costante di tracce di ciò che un tempo “era” e che oggi ancora “è”, ma con le sue assenze, con le presenze che mancano. L'intento è altresì quello della divulgazione visiva di una bellezza insita in uno stato di declino e decadenza che solitamente si tende a non vedere, è trasmettere l'ostinata volontà di continuare ad esistere di certi luoghi, è trasmettere la pazienza di osservare oltre polvere e rovine riscoprendo quell'eredità fragilissima di luoghi un tempo vivi e teatro di vita di persone che al loro interno hanno scritto la loro storia. Questo percorso fotografico sull'abbandono cerca di far comprendere come sia possibile emozionarsi innanzi ad una decadenza la cui bellezza è insita nello stato di decadenza stessa, dove ogni traccia ritrovata è simbolo di ciò che queste industrie, o questi ospedali, o questi antichi borghi o manieri rappresentarono per centinaia di persone la cui vita passata è ancora al loro interno, in quanto la presenza di chi vi ha vissuto è ancora lì, davanti ai nostri occhi. Come un viaggiatore che documenta un passato che troppo spesso viene lasciato nell’oblio.

“L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà: se ce ne è uno, è quello che è già qui.. [..] Due modi ci sono per non soffrire: il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino a non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento: cercare e saper riconoscere che cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare.. e dargli spazio”
(Italo Calvino: Le Città Invisibili)

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