“Partendo da fotografie analogiche scattate nel corso dei tanti viaggi effettuati nei paesi berberi di tutto il Nord Africa - racconta Luigi Vigliotti, abruzzese di nascita ed emiliano di adozione -, dalle montagne del Marocco fino all’oasi di Siwa in Egitto, ho realizzato immagini Polaroid trasferite su carta da acquerello, legno, metallo attraverso processi di trasferimento di immagine (transfer) e distacchi di emulsione (peeling), mescolati a tecniche di scratching simili a quelle utilizzate nel graffitismo e nell’action painting. Attraverso queste manipolazioni è nato il portfolio “Amazigh. Immagini di Barberia”. Elaborazioni Polaroid in cui si sono esplorati percorsi non convenzionali del linguaggio fotografico seguendo la passione per le miniature, le incisioni antiche e le opere grafiche che trovano nella cultura Amazigh una fonte inesauribile di ispirazione. Senza perdere riferimenti con la realtà, la sperimentazione fotografica mi ha permesso di ritrarre il mondo Amazigh nella sua essenza più intima, quella del popolo e delle sue architetture. La stessa essenza che ha affascinato artisti come Delacroix, Dinet e Majorelle. La recente scomparsa del marchio Polaroid, che ha smesso definitivamente di produrre le pellicole a sviluppo istantaneo, aggiunge una nota struggente alla pubblicazione di queste immagini, in cui soggetti e materiali sembrano destinati a guardare al loro passato per proiettarsi nel futuro”. E’ un piacere ascoltare Vigliotti, quando racconta dei suoi viaggi lungo le vie del mondo, in particolare quando affronta tematiche legate all’universo berbero e alla tecnica polaroid; si lascia trasportare dalle esperienze vissute direttamente con grande partecipazione emotiva. Sembra riviverle. E’ stimolante osservare e riflettere le immagini realizzate, sapere certi particolari delle sue avventure di viaggiatore instancabile. Si esalta quando parla del suo interesse per la cultura berbera di cui è un vero studioso oltre che un fotografo che da oltre dieci indaga iconicamente quell’universo per leggere, interpretare, capire le terre e le architetture berbere e con esse la storia, le tradizioni, la cultura. Un prezioso patrimonio il suo archivio di scatti fotografici e di conoscenze dirette. Le sue immagini trasferiscono, in modo efficace e incisivo, i contenuti dei contesti osservati ed esplorati. In esse la realtà è traslata in una rappresentazione visuale che evidenzia l’intimo dei frammenti descritti, l’essenza delle sensibilità e delle specificità berbere. E’ un percorso espressivo con una forte connotazione culturale, quello realizzato da Vigliotti con la rivisitazione del suo archivio analogico mediante l’utilizzo del sistema Polaroid. Una rivisitazione che permette al fruitore di vivere e all’autore di rivivere tempi e comportamenti di esperienze importanti nell’ambito di uno studio articolato in termini descrittivo-concettuali e quindi avere la possibilità di ascoltare voci, sentire storie, confrontarsi con una realtà particolare, tentare di immedesimarsi nelle atmosfere di un popolo e di una cultura che è parte significativa di una civiltà. E questo su piani linguistico-narrativi diversi. Il book proposto è parte di una mostra itinerante che nel 2010 ha raggiunto Rabat, Casablanca, Oujda (Marocco), dove ha incontrato l’emozione e lo stupore dei berberi, che hanno rivisto nelle foto una identità culturale perduta. Luigi Vigliotti è nato a L’Aquila nel 1955. Geologo, è ricercatore presso il CNR di Bologna. Appassionato di Etnografia e Archeologia visiva da anni studia le popolazioni berbere. Interessato alle possibilità interpretative della fotografia ha iniziato a rivisitare gli scatti attraverso l’utilizzo di pellicole a sviluppo immediato (Polaroid) coniugando le note tecniche di manipolazione (trasferimento d’immagine) con fasi sperimentali originali. Ha avuto consensi e riconoscimenti dalla critica e dal pubblico. Ha esposto in personali e collettive, in Italia e all’estero. Ha pubblicato un fotolibro (La sua Africa) nel 2000; quattro anni dopo il Museo della Polaroid di Waltham (USA) ha acquistato una sua elaborazione (Ksar Kaddada) per la Collezione Polaroid. (Fausto Raschiatore)