Il maestro Franco Fontana sostiene che “la fotografia non deve riprodurre il visibile, ma rendere visibile l’invisibile”. E’ vero, ed è quello che fa con queste immagini Michele Vianello indagando Porto Marghera. L’autore, socio del Circolo Fotografico La Gondola di Venezia, si muove con abilità fotografica tra un cumulo di “cose” in disordine, grigie, anonime, in apparenza inutili e insignificanti: un caos, innervato da una visibile e storica ideologia che è anche, al contempo, un insieme di infinite opportunità visive. Come dimostra appunto Vianello, in questo lavoro. Egli riesce, con uno stile personale e definito, coniugando luce, colore, segno e creatività, a dare corpo a straordinarie intuizioni iconiche, a vibranti e intense “umane astrazioni”, trasformando, col suo “sguardo” fotografico, depositi di rottami, attrezzi di lavoro, rotaie, strutture industriali, cumuli di containers, un luogo cioè in cui dominano polvere, inquinamento, nebbia e fatica, in uno “spazio-studio” per la realizzazione di profili d’autore che hanno la loro forza espressiva nell’organizzazione della composizione, nella gestione del segno, nell’armonia dei colori, nella stilizzazione geometrica delle forme. Un vero e proprio “recupero” di entità nascoste, di visualizzazioni inedite. Vianello inventa delle identità fotografiche dal nulla e le colloca, con equilibrio, stile e progettualità in una trama linguistico-espressiva di pregevole gusto estetico, con un tratteggio di studio e di analisi che dà alla ricerca una connotazione sperimentale, carica di fantasia e abilità segnica, per cui il tetto di un capannone si trasforma in una vela spiegata e uno stock di tubi diventa un bosco di canne che sovrasta l’organo. E’ astrazione dalla realtà che diventa soggettività iconica, dimensione d’indagine, immagine come superficie significante nella quale tra gli elementi che la compongono - forme, segni e contenuti - c’è un rapporto armonico, magico, quasi musicale che dà alla fotografia vita, significati, motivazioni. L’autore veneziano in queste astrazioni lascia libero il “lettore” di costruirsi, osservandole, una propria dimensione, un proprio punto di vista, un sogno visivo, attraverso nuove e personali collocazioni di luce, colore, segno e creatività, per dare soggettività e visibilità ad altre astrazioni, oltre quelle di Michele Vianello. “Umana astrazione per dare via libera alla fantasia”. (Fausto Raschiatore)