Titolo, Informal Venice
(cartonato con sovraccoperta plastificata. Testi italiano/inglese)
Autore, Stefano Cusumano
Fotografie, 94 a colori
Presentazione, Renato Pestriniero
Postfazione, Stefano Cusumano
Pagine, 136 con 94 fotografie clr
Editore, Vianello Libri/Treviso
Prezzo, 34 euro
Formato, cm 24 x 31
Anno di pubblicazione, 2008
ISBN: 978-88-7200-306-0

PRESENTAZIONE di Renato Pestriniero

"Ma allora che cos’è questa città
nella quale tutte le più nobili intelligenze
hanno fatto in modo d‘incontrarsi?"
Chateaubriand
 

Già, che cos’è? Stefano Cusumano, non nuovo a indagare con la sua macchina fotografica in dimensioni che vanno al di là di una splendida palese documentazione, ha cercato di dare una risposta e, a mio avviso, è arrivato al cuore della realtà-irrealtà che si chiama Venezia. Catturare immagini nuove di questa città sembrava impossibile dopo quanto è già stato fatto con professionalità e tecnologie capaci di violare le sue caratteristiche più riposte: cos’è rimasto che non sia già stato mostrato? Cusumano ha raccolto la sfida e l’ha vinta usando la chiave interpretativa giusta – e finora da altri inavvertita – per arrivare all’essenza: anziché porsi sulla linea di quanto viene proposto sull’immagine della città attraverso percezioni diverse e risposte a richiami più o meno forti e spettacolari, è andato all’origine per catturare l’idea di Venezia usando la sintesi-simbiosi di acqua e pietra. Ma attenzione, poiché questi elementi sono talmente ovvi da sfiorare la banalità, la chiave interpretativa a cui accennavo sta proprio nel come Cusumano li ha tradotti, e cioè in modo diverso ma soprattutto giusto, perché solo entrando nel gioco di rimandi speculari, intrecci cromatici e labirinti borgesiani si può rappresentare un enigma nelle fattezze di una città ormai sempre più aliena rispetto ai canoni. Qual è allora la cifra usata da Cusumano? Dire riflessi sarebbe semplicistico. Eppure di riflessi si tratta, estranei però all’abusato narcisismo di realtà sdoppiate. In questi scatti la realtà che si concede graziosamente ed esplicitamente allo sguardo di tutti è stata eliminata per il semplice motivo che non rappresenta la realtà vera di questa idea-città. Venezia è sorta su basi plastiche e quindi il suo assestamento senza sosta è una continua gestazione: la singolarità dell’idea-città non è il palazzo che si riflette sull’acqua bensì l’acqua che crea il palazzo. Cusumano ha spazzato via tutto quello che apparentemente è Venezia infrangendo una linea di confine per svelarne la natura intima e vera, quella che, appunto, non rientra nelle regole. Se avesse seguito un percorso ormai tracciato, seppur personalizzandolo, avrebbe senz’altro destato interesse e curiosità per la scelta delle angolature o per l’uso del colore o per il gioco dei contrasti di luce, tutti strumenti espressivi per interpretare l’aspetto strambo della città, ma lui ha voluto indagare più in là, anzi più a fondo, nel profondo, all’origine di equilibri che non sono retti da formule e assiomi ma da... qualcos’altro. Thomas Mann fece dire a Gustav Aschenbach: “Se uno volesse trasferirsi da un momento all’altro nell’incomparabile, nell’inconsueto, nel come-nient’altro-al-mondo, dove dovrebbe andare? Ma è ovvio!”

L'IDEA DI VENEZIA

Le parole che Thomas Mann fa dire ad Aschenbach spingono a tornare all’idea di Venezia. Pensare ad una città di marmi e pietre che sorge dall’acqua è come vederla sostenuta in cielo da quelle nuvole bianche talmente dense da sembrare scogliere marmoree.  Nel 421 d.C., anno storico-leggendario della nascita di Venezia, qualcosa di strano deve essere avvenuto. A me sembra che il vero miracolo sia da attribuire alla caparbietà con cui fu perseguita l’idea di un consolidamento stanziale, che in un primo tempo poteva anche essere valido nella forma di capanne di legno e paglia su palafitte per necessità di sopravvivenza, ma comunque sarebbe stato destinato nel tempo a dissolversi, svanire, o, quanto meno, realizzarsi in luogo più idoneo. E invece no, quell’arcipelago di glebe si unì e si consolidò sempre più, fino a diventare un’unica entità, e la determinazione nel voler superare avversità e ostacoli non solo naturali e materiali fu così forte che gli artefici del progetto riuscirono a individuare la tecnologia adatta per affrontare l’impossibile. Quella determinazione non si fermò a una realizzazione allora fattibile e logica, né si spense, ma anzi si alimentò e si sviluppò nei secoli fino a concretizzarsi in una città-stato. Ecco l’idea di Venezia: coniugare l’impossibile con la realtà.

CONFRONTI LETTERARI

A divulgare una testimonianza di questa realtà “dal di fuori” sarebbero intervenute le cronache dei Grand Tour: scrittori, poeti, pittori e musicisti formavano ed irrobustivano la propria cultura in Italia, seguendo un’abitudine secolare della ricca gioventù nord europea, e, attraverso le loro opere, diffusero il mito di Venezia. E proprio alle loro voci è sembrato significativo affidare le immagini di Stefano Cusumano   per   commentarle ed interpretarle, per ridare corpo ad un’essenza dimenticata, per far ritrovare la genuina meraviglia che questa città poté e può suscitare. È affascinante constatare come le immagini letterarie di allora riescano ad armonizzarsi e a fondersi con le immagini catturate da Cusumano, stabilendo un colloquio che s’intreccia in maniera così coerente da indurci a pensare che, per uno scherzo temporale (a questo punto tutto è possibile), quei  viaggiatori-reporter dei Grand Tour accompagnino queste immagini con le loro parole oggi e per la prima volta. Sorge così nel lettore (e nello spettatore)   l’intrigante sensazione che tra immagine e parola ci sia un eterno presente. Non è certo in che misura i tanti    visitatori  di oggi riescano a cogliere l’essenza di Venezia, così come fu possibile per i pochi fortunati   di un tempo: per chi volesse recuperare l’intensità perduta, Stefano Cusumano sembra indicare un affascinante  percorso verso immagini più autentiche. Se poi queste immagini risulteranno indimenticabili soltanto per la loro bellezza, va bene lo stesso.

..MA ANCHE L'ARCHITETTURA E' LIQUIDA

L’aspetto curioso è che di questo gioco di riflessi concreti e metafisici, di equilibri anomali, impossibili, continuamente variabili, ognuno può trovare ovunque traccia nella realtà veneziana: per esempio basta mettersi davanti alla porta sghemba in Calle del Sansoni a Rialto, paradigma di tutte le porte, colonne, balconi e campanili sbilenchi disseminati ovunque; oppure fermarsi sul Ponte de le Maravege (che nome più giusto non poteva essere) per osservare le finestre gotiche di Palazzo Contarini degli Scrigni; o sostare in Campo Santa Maria Mater Domini davanti alle antichissime polifore dei palazzi Viaro-Zane; e anche, passando per Fondamenta Savorgnan, gettare uno sguardo sulle linee sinuose di alcuni marcapiano sull’opposta Fondamenta de Canaregio... per non parlare delle surreali inquietanti geometrie di Ca’ Dario; fluidità e ondulazioni che ritroviamo sparse qua e là perfino negli orli marmorei di porte e finestre, nelle striature lignee delle “reme” ammiccanti dai muri, nei pavimenti degli androni in certi antichi palazzi...Insomma, nel corso di 1500 anni il tempo si è impastato con la città e ha creato un equilibrio simbiotico perfetto e “altro” tra materia, colore e suono. Ma adesso è come se questa simbiosi fosse rimasta imprigionata, nascosta dietro sbarre fatte di disattenzione e incapacità di saper vedere, incapacità di riuscire a cogliere l’essenza che sta dietro l’evidenza, l’ovvio, lo spettacolo.

FERMARE IL TEMPO

Gli scatti di Stefano Cusumano ci portano  a un’ultima chiave di lettura.  Se noi percorriamo una fondamenta e osserviamo l’acqua del canale che ci corre a lato vediamo immagini riflesse di palazzi, chiese, ponti e campanili:  immagini che si scompongono e si ricompongono, si sciolgono e si raggrumano in un continuo gioco di fata morgana. L’occhio umano non ha, tuttavia, la possibilità di catturare, in quella continua e caleidoscopica  trasfigurazione dei singoli  elementi,  l’essenza di una immagine. Così non percepiamo la facoltà, che ha l’acqua,  di “ricordare” l’idea veneziana di palazzi, chiese, ponti e campanili nella loro realtà nascosta. Se fermiamo il tempo - virtù questa propria del mezzo fotografico-  possiamo accorgerci che quegli stessi riflessi, apparentemente caotici, mostrano, esaltata, la vera immagine della città: quell’immagine che abbiamo già notato fissata nelle rughe ondulate del marmo, negli equilibri paradossali, nella marezzatura delle “reme”, nelle linee sbilenche di porte, balconi e campanili. Fermando quei riflessi, Stefano Cusumano offre l’input per farci meditare sulla famosa idea di Venezia. E allora è bello immaginare questa città bizzarra nelle sembianze di una nave di pietra, una zattera di marmo dalla carena lignea, fatta di milioni di pali, che da secoli continua a navigare sicura tra velme e barene in una dimensione a noi ignota. Purtroppo, un numero sempre maggiore di addetti ai lavori insiste nel “ripensare” la favola di Venezia, questo luogo fuori dal tempo e dagli schemi, per omologarlo a criteri di razionalità dubbia e interessata  e  farlo incagliare nelle secche di una realtà transeunte. Ci auguriamo che un’opera come questa di Stefano Cusumano possa restituire Venezia alla sua leggenda,  oltre la dimensione del tempo.

 

POSTFAZIONE di Stefano Cusumano

È alle proprie immagini che un pittore o un fotografo affida generalmente il compito di comunicare i messaggi della propria ricerca o del proprio intimo sentire; usare parole per dare con esse significato a ciò che si voleva esprimere, potrebbe essere superfluo e, perfino, un possibile segno di minor efficacia dell’opera. Mi è stato tuttavia chiesto di spendere poche righe sul perché di un’ulteriore osservazione di Venezia. Che equivale ad un ardire pressoché temerario: Venezia è stata ed è, senza dubbio, la città più fotografata al mondo in ragione della sua unicità,  dai grandi nomi della fotografia alle moltitudini turistiche. Cosa dire di più? Eppure, dopo la mie precedenti esperienze fotografiche sul fiume Sile – in parte pubblicate su RiflesSile – quando ho mostrato allo scrittore Renato Pestriniero alcune immagini riprese a Venezia con la stessa metodica, mi sono sentito dire che finalmente erano queste le immagini della “vera” Venezia. Pestriniero è uomo di cultura, profondo conoscitore della sua città natale, e sentirsi dire questo da un uomo del suo spessore è valso come sprone a proseguire. L’acqua di Venezia, si sa, non è quella placida e tranquilla del Sile: per avere immagini leggibili eppur simboliche, bisogna andare nelle calli e nei rii più nascosti e attendere i “momenti della verità”. È dunque una Venezia quasi sempre minore quella che viene offerta in visione, ma non per questo meno suggestiva e meno vera, tutt’altro. Venezia è città celebre, universalmente amata e, nondimeno, profondamente offesa, imbrattata, umiliata. Non v’è fotografo che nei propri angoli di ripresa non abbia dovuto fare i conti con l’esclusione, o la voluta inclusione, dei segni del passaggio spesso vandalico di una specie subumana. Forse l’acqua serve a diluire anche le offese, e i riflessi che essa rimanda “lavano” le sconcezze dei tempi. Forse è per questo che anche alla sensibilità dell’Editore tali immagini possono essere apparse come vibranti ricordi di ciò che Venezia era un tempo. Probabilmente un libro così serve a giustificare il suo esistere proprio nel tentativo di un contributo a restituire alla città una sopravvivenza meno umiliata.

CURRICULUM

Stefano Cusumano è nato a Palermo il 19-6-1947. Dal 1975 al 2010 ha esercitato come medico specialista presso l’ospedale di Treviso. La fotografia è stata una passione direttamente appresa dal padre fin da ragazzo, dalle riprese in esterno al lavoro in camera oscura.   Poi la professione ed il lavoro hanno avuto il sopravvento relegando la fotografia ad un ruolo occasionale ed aneddotico. La lunga amicizia con il pittore bellunese Giampaolo Corona lo ha spinto a riprendere in mano più assiduamente macchine ed obiettivi,  con il naturale trasporto  di sempre. Il primo frutto ufficiale di questa intesa e  collaborazione è stata la mostra congiunta di pittura e fotografia, tenutasi il 19 Ott. 2002 nel Palazzo Piazzoni Parravicini di Vittorio veneto (TV). Successivamente si sono profilati i primi riconoscimenti in campo fotografico: premi in concorsi nazionali e internazionali, segnalazioni FIAF, mostre personali, partecipazioni a workshop e la pubblicazione di due volumi fotografici, “RiflesSile”  il primo, a cura della casa editrice Arcari (2005), ed “Informal Venice” il secondo, nel 2008,  con la Casa editrice Vianello.  Nell’ottobre 2010 il volume “Informal Venice” è stato presentato presso la Biblioteca Marciana di Venezia.  Nel corso di questi ultimi anni Stefano Cusumano indaga e tenta una interpretazione, nelle proprie opere, sia pure a livello amatoriale, dei complessi vincoli   che  legano la fotografia al mondo dell’arte e della pittura.