Una ricerca fotografica originale, stimolante dal punto di vista concettuale, con una forte connotazione sperimentale, che nasce da una serie di riflessioni legate all’attuale “contesto di transizione” – come dice l’autore friulano – caratterizzato da una diffusa ambiguità, ma anche da una inquietante fragilità tra immaginario e reale. Un’ambiguità che trae alimento dallo studio e dall’analisi di oggetti simbolici legati alle tradizioni, alla cultura delle antiche civiltà, alle religioni, ma anche alla mitologia, a certi aspetti della magia e dell’occultismo. Non solo. Ambiguità che si nutre anche dell’interpretazione della “trasfigurazione aleatoria” nei rapporti dell’uomo con l’ambiente e dall’analisi della produzione fotografica del passato e del presente. Stefano Tubaro, attraverso gli oggetti del quotidiano – un pezzo di pane, un libro aperto, un mattone, una candela accesa, un uovo e quant’altro – costruisce, da regista esperto, una serie di scene collegate tra loro. Una rappresentazione teatrale nella quale gli Oggetti, semplici nella loro individualità - tutti con una storia e un significato precisi - sono “trasformati” dall’autore in Soggetti, dopo averli innervati della sua sensibilità, capaci quindi di dialogare, recitare, essere personaggi, dando luogo alle Controfigure. A quei Soggetti cioè che, somigliando al protagonista (l’autore o il suo alter ego) di una finzione scenica (segmenti della nostra società), lo sostituiscono in molte scene in cui non occorrono i primi piani e sono necessarie certe particolari abilità, o nelle azioni più pericolose, particolarmente audaci che il protagonista non è in grado di interpretare. Tubaro si serve delle metafore e dei simboli per esprimere pareri, elaborare riflessioni, fare considerazioni. Lo fa con attenzione e uno stile personale ed equilibrato. Non vuole esser attore principale. E’ regista, solo in parte protagonista, peraltro defilato. Costruisce la scena e “recita” in essa:  indirettamente, attraverso gli Oggetti a cui assegna un ruolo, compiti, obiettivi, quindi, promossi Soggetti – le Controfigure, appunto - attraverso i quali veicola messaggi ed esprime pareri. Si serve delle cose semplici per argomentare in modo profondo, accattivante, attraverso una fotografia carica di colori e di valenze a tinte forti. (Fausto Raschiatore)