Le immagini di questo profilo sono tratte dal libro “Four seasons” di Luigi Tazzari, alla sua quinta pubblicazione fotografica (Damiani/Bologna. 2009). Un itinerario che sintetizza i contenuti linguistico-espressivi di una ricerca equilibrata, sobria, sentita, che in qualche modo fa il punto sul percorso d’indagine sin qui elaborato dall’autore romagnolo. “Un lavoro sul concetto di tempo, vale a dire sul rapporto tra realtà, sua percezione e successione temporale, per dimostrare come lo stesso luogo suggerisca suggestioni differenti al fruitore a seconda delle condizioni in cui questi si trova - scrive Massimo Mussini -. La ricerca di Tazzari non vuole dimostrare l’evidenza, bensì puntare sulla riscoperta della percezione personale, sull’esplorazione dei luoghi già conosciuti, perché possono essere fonte di esperienze rinnovate”. Tazzari con questo studio amplia il ventaglio delle conoscenze di un contesto a lui familiare, ma non ancora esplorato in maniera compiuta. “Four seasons” è una ulteriore e più ampia indagine iconografica di un mondo, la riviera adriatica, conosciuto e sul quale il fotografo di Ravenna si è già espresso con apprezzate performance visive; dunque, una nuova e più articolata lettura di uno stesso universo elaborata su più piani d’indagine e attraverso visualizzazioni narrative inedite. Un approfondimento di studio vero e proprio. La sintassi del lavoro è stimolante, le inquadrature curate, la trama narrativa, sobria nei cromatismi, è innervata della lezione di Luigi Ghirri e delle istanze della Scuola Emiliana di Fotografia. Tazzari dimostra che un luogo, o un segmento di territorio, si modifica per il semplice trascorrere del tempo o per il verificarsi di eventi, cambia aspetto, assume connotazioni nuove, nella forma e nella sostanza, per cui quel luogo o quel segmento, se indagato in tempi diversi, è in grado di esprimere e suggerire riflessioni nuove. L’autore conferma, quindi, che anche nell’intimo di territori conosciuti è possibile catturare percezioni inedite e sentire emozioni impreviste; Luigi Tazzari se ne fa interprete e ne veicola gli esiti. Egli ha “ripercorso” momenti di vissuto, percezioni intime, vibrazioni emotive, entità che gli hanno permesso, nello stesso momento, di rivivere “dimensioni” note, ma anche di ampliare e approfondire, in termini di studio, il contesto indagato. All’autore è stato possibile “aggiornare” i profili e le grandezze di sue precedenti riflessioni, alla luce del tempo trascorso e in relazione alla propria nuova valenza culturale. (Fausto Raschiatore)

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