Autore: PIO TARANTINI
Esponente della fotografia italiana contemporanea, Pio Tarantini ha realizzato lavori esposti dal 1982 in gallerie private e sedi pubbliche in Italia e all’estero.  Ha pubblicato numerosi cataloghi e volumi monografici e sue opere sono conservate presso prestigiose collezioni. Scrive articoli e saggi di fotografia per riviste e cura progetti di altri fotografi. Insegna Linguaggio Fotografico e, sui temi ad esso correlati, tiene corsi, incontri e conferenze. Attualmente insegna Fenomenologia degli stili presso l’Istituto Europeo di Design di Milano.
Titolo: FOTOGRAFIA ARABA FENICE
Sottotitolo: NOTE SPARSE TRA FOTOGRAFIA, CULTURA E IL MESTIERE DI VIVERE
STRUTTURA & CONTENUTO
Raccolta di testi di un fotografo che è anche un attento osservatore dei fenomeni legati al mondo della fotografia e dell’arte in generale, scelti e riuniti seguendo un filo conduttore che rivela gli interrogativi – e quando è possibile le personali risposte – che l’autore si pone. In un momento di grande espansione della pratica fotografica e approfondimento delle sue problematiche teoriche, Pio Tarantini affronta alcuni temi caldi attorno al complesso dibattito tra fotografia, arte e relativo mercato.
Prefazione di SERGIO GIUSTI
Premessa di PIO TARANTINI
Editore: Edizioni Quinlan Bologna
Anno di pubblicazione: settembre 2014
Pagine: 126
Formato: cm 12 x 18
Prezzo: € 12,00
Codice ISBN 978-88-6922-008-1

Premessa
di
Pio Tarantini

Arriva un momento, nella vita di ogni persona - e soprattutto di chi ha un rapporto più stretto con dinamiche di carattere analitico, riflessivo e a volte didattico - in cui si sente la necessità di mettere un po’ d’ordine nei proprî pensieri ed esperienze specifiche. Mi occupo di fotografia in senso ampio perché la produco, la insegno, ne scrivo, e appartengo a quella schiera di operatori – e uso non casualmente questo termine, scusandomi per questa definizione, operatore, forse così eccessivamente asettica e generica, ma che preferisco a fotografo, che sento un po’ stretta insieme ad altre e altrettanto generiche definizioni come artista, pubblicista, studioso – che non sposano una linea teorico-pragmatica rigida, attorno alla quale costruiscono un altrettanto rigido impianto creativo e storico-critico. Preferisco un atteggiamento più dialettico, in cui trovino largo spazio il dubbio e la possibilità di rivedere convinzioni che nei diversi periodi della vita possono essere lette ed elaborate in maniera diversa. La mia lunga esperienza didattica sulla materia e la riflessione sulla stessa, portata avanti negli anni attraverso dibattiti, incontri, articoli  e pubblicistica varia, mi spinge appunto al tentativo di analizzare e declinare con più ordine un percorso lungo, articolato, affannato, e ricco di molte di quelle contraddizioni che caratterizzano un periodo storico come l’attuale, nell’ambito della civiltà occidentale, in cui sono scomparse o sono in profonda crisi le ideologie, soprattutto quelle totalizzanti, e quelle apparentemente vincenti, come un capitalismo basato sulla speculazione finanziaria, stanno dando luogo a seri problemi economici e sociali che poi invariabilmente si rispecchiano nella “sovrastruttura” culturale e artistica. Un intenso periodo di sommovimenti globali che hanno rotto gli equilibri usciti dalla seconda guerra mondiale ma che non hanno ancora definito un nuovo, minimamente stabile, assetto. In questo contesto si agita l’importante, ma oggettivamente marginale, mondo dell’arte e della cultura, dentro cui si colloca l’ancora più marginale mondo della fotografia che di per sé, come direbbe Woody Allen, non si sente molto bene, condizionato dalla vetustà del mezzo – messo a punto alla metà dell’Ottocento, e quindi relativamente giovane per i parametri storici, risulta però obsoleto, trattandosi di un procedimento tecnico e quindi soggetto a veloci, continue modificazioni –; vetustà pur temperata dall’innovazione più importante degli ultimi decenni, l’affermazione del procedimento digitale che ormai sta soppiantando quello analogico. In una situazione generale e particolare così complessa molte riflessioni si sono dispiegate nel mondo della fotografia negli ultimi due decenni, alla affannata ricerca di una migliore definizione della sua identità che non può più essere il complicato ma obsoleto discorso sullo statuto della fotografia. Pure, le discussioni attorno al senso stesso del mezzo, alla sua necessità e capacità documentaria, alla sua capacità immaginaria, al suo ruolo nel mondo della documentazione e dell’informazione e in quello dell’arte, si sono moltiplicate dando innumerevoli risposte. Non spetta a me, e a queste considerazioni sparse, pur con le migliori intenzioni didattiche e divulgative, dare risposte. Mi basta evidenziare alcune questioni e porne, se possibile, qualche altra. I testi raccolti in questo volume[1] sono il risultato di un procedimento di sintesi tra testi inediti e testi pubblicati in diverse occasioni e su diverse testate e vogliono appunto qualificarsi, così come recita il sottotitolo del volume, come note sparse tra fotografia, cultura e il mestiere di vivere, perché, almeno in questa occasione, a un discorso rigidamente specifico e incasellato dentro i parametri della specializzazione, preferisco l’andamento più ampio e articolato di riflessioni interdisciplinari, proprio come tentativo, insieme a tanti altri, di far uscire la fotografia dal ghetto di una malintesa professionalità. Il lettore di queste pagine leggerà dunque di fotografia insieme a riflessioni su altre forme di espressione dell’ingegno umano, perché alla fine, poi, tutto si tiene e so di non dire nulla di nuovo se ricordo che a volte la vicinanza tra un’immagine fotografica e una qualsiasi altra forma di espressione artistica e culturale, incluse quelle letterarie e anche di tipo più scientifico, come la sociologia, sia maggiore di quanto non appaia.
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[1] Al proposito desidero ringraziare Maria Luisa Tornesello che ha consentito l’utilizzo dei testi di Roberto Signorini – una corrispondenza telematica pubblica tra me e l’indimenticato studioso e amico, presenti in questo volume nel cap. 2 di Appendice. Altre note sparse e dibattiti telematici.


La Prefazione di Sergio Giusti è scaricabile in formato Word attraverso questo link: Prefazione Giusti