Jem Southam, nato a Bristol nel 1950, è uno dei più quotati fotografi inglesi e personaggio chiave degli ultimi vent’anni per i suoi progetti riguardanti il paesaggio inglese.
Il suo approccio paziente e dettagliato comprende l’osservazione dei cambiamenti di un singolo luogo nel corso di mesi o anni e i suoi soggetti predominanti sono il paesaggio del sud ovest dell’Inghilterra dove vive e lavora.
Uno sguardo attento all’equilibrio tra natura e intervento umano, sulle tracce cicliche del decadimento e rinnovamento, sull’uso in cui uomo e natura costantemente ristrutturano la Terra.
Il suo lavoro combina osservazioni meramente topografiche con altri elementi, personali, culturali, politici, scientifici, letterari e psicologici attraverso metodologie che si intersecano tra un approccio predeterminato ed intuitivo; viste complessivamente le serie suggeriscono una forgiatura di percorsi indirizzati ad una soluzione visiva ed intellettuale.
Il vivido invaghimento per il “suo” paesaggio è rappresentato nei progetti da una sorta di incantesimo tra l’atto dell’osservare e la celebrazione dell’immagine fotografica.
Ancora giovanissimo viene attirato dalla capitale inglese, dove, negli anni ‘60 e ‘70 era l’epicentro di grossi movimenti sociali, politici ed artistici, erano gli anni della “swinging London” e un giovane Southam sceglie quell’atmosfera intenzionato ma, nemmeno poi così in fondo, ad una carriera in fotografia.
Film come Blow Up cementano questa idea ma molto di più sarà il suo percorso e conoscenze a formarlo ed indirizzarlo.
Studia fotografia in uno dei tuttora rinomati college in materia e comincia gradualmente ad entrare nel mondo e nel mercato della fotografia e deciso a fare il fotografo, presto realizza che le immagini che produce o vorrebbe produrre hanno poco a che vedere con quello che il mercato domanda, moda e fotografia editoriale per riviste sono nel suo quotidiano ma non nel suo modo di approcciarsi al mezzo e all’utilizzo di esso.
Decide quindi di fotografare come e quello che gli interessa e così farà per il resto della sua carriera.
Inizialmente utilizzatore del bianco e nero e fortemente influenzato dalla scuola tedesca dei Becher, tenta un’incursione, rapidamente abbandonata al colore attorno al 1975; ma è poi con gli inizi degli anni ottanta e con illustri esempi sia inglesi, Paul Graham, che oltre oceano, William Eggleston, che ritenta l’approccio e, dopo una fase sperimentale incontra quello che cercava e lascia per sempre il bianco e nero per il colore.
Nel 1975 intraprende una “camminata” attraverso il paesaggio inglese nella zona di Bristol, sua città natale; la sua idea è di carpire il panorama e tentare di studiarlo attraverso il mezzo fotografico.
Il progetto è in parte influenzato da uno scrittore Lairie Lee ed un artista Richard Long, entrambi contemporanei a Southam che alla fine degli anni sessanta e primi settanta erano interessati ed attivi ad utilizzare il “cammino attraverso il paesaggio inglese” come strumento di analisi dei luoghi e le esperienze umane presenti in essi.
Southam usa una camera di grande formato 8x10 inch ottenendo negativi delle dimensioni di 20.5x25.5 ricchissimi di dettagli che poi vengono stampati a grande scala rivelando un intricato mosaico di informazioni.
Altre stampe sono ottenute direttamente a contatto spesso dallo stesso fotografo deliberatamente per controllare ed appropriarsi quasi fisicamente del contrasto tra intensità e intimità.
Southam rivela un territorio che è instabile e non prevedibile, in costante movimento attraverso diversi stati e a diverse velocità” David Chandler, Rockfalls.
Le immagini visivamente sono tranquille e al primo approccio distensive ma raccolgono questo continuo formicolio del panorama.
La sua metodica è legata al flusso costante del paesaggio, impegnato dalla fine degli anni settanta il suo lavoro cataloga effetti del tempo, del clima e dell’uomo in circa venti luoghi, misti tra zone rurali, urbane o industriali.
L’approccio del clima atmosferico che precisamente attende e sceglie sono connotati che accuratamente utilizza per produrre questi effetti di scala tra dimensione fisica e tempo cronologico.
Le dimensioni dei soggetti impressi sono dei più vari, da minuscoli a macro dettagli, da stagni a scogliere, alcuni fotografati nel giro di poche ore, mentre altri vengono “seguiti” a distanza di anni sino ad un massimo di un quarto di secolo.
La costanza di Southam si rivela nel fatto che le fotografie reggono la testimonianza del cambiamento fisico che il luogo ha subito, le erosioni delle coste, la formazione di laghi, tutto ciò mettendo in luce le molte forze in azione durante il cambiamento del mondo in cui viviamo e le diverse percezioni che abbiamo di esso.
Ancora una volta un paesaggio come strumento o mappa per capire l’ambiente che ci circonda e influenziamo.
“Come un evento geologico e la scala del tempo collidono così drammaticamente la scogliera si ritira, così il mare e i fiumi tormentosamente confluiscono e stagni appaiono come superfici lacerando aperture nel profondo della terra, il suolo è rivelato come contingente e incerto”.
La “passeggiata” dura due mesi nei quali il fotografo scatta in bianco e nero e in 35 mm e realizza quello per cui lo stava facendo, una visione al rallentatore del paesaggio, della sua terra ma, in più, si rende conto del fatto che oltre qualche contadino o pastore a distanza di chilometri, era molto difficile imbattersi in esseri umani in quegli spazi. Da questa camminata Southam decide di fotografare il paesaggio inglese, questo impressionante complesso territorio.
Afferma di aver evitato un approccio di grandiosità ma di rivelare sottilmente la scala e la storia dei luoghi che comunque accompagnano una epopea storica basata sul fatto che esseri umani, nel tempo, hanno fatto di quelle zone la loro casa.
Influenzato dalla scuola artistica paesaggistica inglese ma anche dalla fotografia americana e tedesca, Southam ricerca uno sguardo archetipico in grado di rilevare l’alto livello di umanità piuttosto che la mera geologia del paesaggio.
Le immagini si fondono tra una concezione formale figlia della tradizione pittorica inglese e la rappresentazione, con coscienza sociale, di documentazione contemporanea molto forte in Inghilterra sin dagli anni ottanta.

Il suo lavoro si è sviluppato attorno a cinque serie principali:
Bristol City Dock (1977-1984)
Painting on West Cornwall (1982-1986)
The Red River (1982-1987)
The Raft of Carrots (1992)
The shape of Time: Rockfalls, Rivermouths and Pounds (2000)

Di rilievo il progetto decennale delle serie Rockfalls, Rivermouths e Pounds in cui queste tre zone sono state fotografate in un periodo di dieci anni; presentate visivamente separatamente ma concettualmente come unico corpo di lavoro convergono sotto il titolo “The Shape of Time”.
Mentre le prime due serie, The Rockfalls e The Rivermouth rappresentano drammaticamente lo scorrere del tempo attraverso segni e mutilazioni del paesaggio in cui i dieci anni non rappresentano che una piccola porzione di questo ciclo, la terza The Ponds è più incentrata su cambiamenti stagionali e tra uomo e natura.
La creazione, uso e abbandono di stagni o laghetti è rappresentata in queste immagini in cui il territorio se ne reimpossessa.
Poi, con il libro “Landscape Stories” Southam presenta una comprensiva collezione dei suoi progetti tratti dalle serie “The Pond at Upton Pyne”, “The Red River”, e “Rockfalls, Rivermouths, and Ponds” in cui, mettendo da parte l’idea di una retrospettiva o monografia, evidenzia la sua metodologia evolutasi durante gli anni eseguendo studi estesi di luoghi predefiniti nel sud Inghilterra in prossimità dell’acqua.
Mentre, con l’ultima pubblicazione “The Painter’s Pool” Southam presenta una bellissima e toccante storia di un pittore, Mike Garton che, per oltre vent’anni ha dipinto e/o cercato di impadronirsi concettualmente attraverso la tela di un luogo che per il pittore era divenuto studio e ossessione.
Inizialmente le foto riportano i segni della presenta di Garton che vanno confondendosi e sparendo con il passare del tempo nel quale il pittore è costretto a lasciare la sua attività per motivi di salute.
Southam si approccia ancora al paesaggio ma discretamente attraverso un uomo, Mike Garton, che ha speso, come lui, gran parte della sua vita nello studio di esso.

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