Il fotografo è uno che guarda sperando di vedere. Ogni tanto, quando gli sembra di vedere, fa il gesto terribilmente semplice di scattare la fotografia. Questa riflessione di Ferdinando Scianna, fotografo siciliano di fama internazionale, contenuta in una intervista rilasciata dal maestro (A TU PER TU CON I GRANDI FOTOGRAFI. Interviste di Manuela De Leonardis – Ed. Postcart – Roma – 2011), mi sembra in linea con lo spirito con cui osserva la realtà Antonio Soimero, fotografo attivo a San Severo (FG). E in particolare con riferimento al portfolio La Desolata di cui pubblichiamo una selezione significativa; un book di immagini che l’autore sanseverese ha realizzato a Canosa di Puglia, in occasione della processione della Madonna Desolata del Sabato Santo (Pasqua 2011). Una riflessione adeguata e scelta non per la tematizzazione – nessun accostamento a Feste religiose in Sicilia del fotografo di Bagheria, nel suo genere e nel contesto in cui è nato, un capolavoro autentico di arte fotografica, unico e irripetibile –, ma per il concetto che la riflessione esprime e teorizza, che collima con l’idea di fotografia dell’autore pugliese. Egli è uno che spera di vedere e, di tanto in tanto, scatta. Come di fatto è avvenuto per La Desolata, un documento con il quale il fotografo narra l’evento, con lirismo e trasporto, attraverso una serie di immagini, collegate e coerenti tra loro, organizzate in sequenza, in un percorso realizzato con cura, equilibrio, organizzato nel quadro di quella ricerca di taglio sociale e sociologico che da anni Soimero porta avanti. Egli elabora indagini fotografiche in stretta sintonia con la propria sensibilità che è molto attenta all’analisi e allo studio che riguarda la “ricerca degli aspetti socio-culturali del mio territorio”. I riti e le feste religiose sono una componente importante del contesto d’indagine nel quale opera Soimero. La Desolata è un lavoro che descrive e interpreta un momento significativo della Comunità di Canosa di Puglia, parte di un segmento importante – appunto riti e feste religiose - del nostro Sud. Un contesto di cui la fotografia si è già occupata, ma che Soimero ripropone per dimostrare come si conservino intatti, nel tempo, i valori delle tradizioni e i simboli dell’universo religioso, e come essi si rinnovino, anno dopo anno, con grande intensità, da sempre, e non siano intaccati dalla nostra contemporaneità. Spesso, infatti, con leggerezza e senza logica, “qualcosa” si cancella o si ridimensiona senza valutare, con la storia di un territorio, il suo passato, le sue tradizioni, le sue specificità. La Desolata ne è un significante esempio che connota e definisce la dimensione storica di un certo microcosmo. Un evento singolare durante il quale vivono atmosfere uniche, proprie di un contesto speciale, oltre a tanta emozione. Si esalta il sentimento profondo di un dramma vissuto attraverso il dolore di una madre. Donne racchiuse nella sofferenza, vestite di nero, anonime, che sfilano per le vie del paese, e che insieme vivono, raccolte e con passione, la propria condizione a cui la trama iconografica in bianco e nero dà una particolare liricità e un “qualcosa” di particolare. Un contesto speciale per un evento speciale. Antonio Soimero, che vive con partecipazione l’amore per la sua terra, la sua gente, ammette di fotografare certi particolari aspetti della sua Puglia perché intende documentare, a beneficio delle generazioni future, la nostra contemporaneità; prova un piacere intimo nel dare corpus fotografico agli eventi che caratterizzano il Sud e del Sud sono specificità che hanno stimolato le sensibilità di studiosi, artisti, letterati e fotografi. I riti del Sud, e La Desolata ne è uno dei più significativi che Soimero prende a pretesto per dimostrare che taluni eventi fanno parte di un luogo del quale sono l’essenza intima che il tempo e la storia hanno scolpito sotto il cielo di una Comunità e nessuno potrà mai cancellare. Come avviene a Canosa di Puglia per La Desolata, ogni anno, il giorno del Sabato Santo. (Fausto Raschiatore)