La mia particolare predilezione per la fotografia americana contemporanea di paesaggio non mi ha fatto trascurare il dibattito, per certi versi intenso, che ha segnato il mondo della fotografia italiana dagli anni '70 in poi. I due fotografi del paesaggio italiano che hanno maggiormente "scritto' con le loro immagini la storia recente del nostro paese sono, a mio parere, Luigi Ghirri e Guido Guidi. Due fotografi "colti", che a margine del loro notevolissimo contributo fotografico hanno spesso dato ai lettori esplicite chiavi di lettura delle ascendenze e delle affinità in ambito letterario. Se per Ghirri (prematuramente scomparso nel 1992) resta fondamentale l'incontro con il poeta Wallace Stevens, per il "sobrio" Guidi oltre che le pittoriche frequentazioni di Antonello da Messina, in un suo scritto contenuto nel libro Varianti, cita il Monte Analogo di R. Daumal. I due fotografi "citati" hanno usato (e Guidi continua a farlo con la sua mitica Deardorf 20x25) il colore, mentre nel regno del bianco/nero devo riconoscere al di là di ogni personale predilezione il magistero di Gabriele Basilico. Sia Guidi che Basilico lavorano professionalmente in ambiti contigui all'architettura, Guidi presso lo IUAV di Venezia e Basilico collaborando alle riviste di settore e realizzando lavori su commisione da parte di numerosi enti locali e non. La "vicinanza" fisica e mentale di questi autori complica un po' il lavoro di selezione dei testi da presentare in queste pagine, ma confido nel fattivo apporto di materiale critico che affiancherà le mie riflessioni. Chiacchierando con l'amico critico Fausto Raschiatore abbiamo convenuto che il siciliano Carmelo Bongiorno con le sue foto emozionalmente "sfocate" è da tenere d'occhio. Personalmente apprezzo le scelte stilistiche e di contenuto di Moreno Gentili, mentre è da tenere in conto quell'articolata galassia di giovani autori che ruotano attorno alla figura (secondo Vittorio Savi di "beckettiana" memoria) di Guido Guidi. Recentissima..ricca e completa è la pagina (tratta dalla sua tesi di laurea) che Valentina Trisolino ha voluto dedicare al fotografo napoletano Vincenzo Castella.