Le immagini dello studio di Mariateresa Sartori rappresentano uno spazio intimo in cui ho potuto ritrovare la matrice poetica che informa il suo ultimo lavoro recentemente esposto alla Querini Stampalia a Venezia. I pochi elementi d’arredo ed in primo piano il suo bianco portatile parlano di una rarefazione, di una sorta di pulizia formale che punta all’essenzialità. Così come ne “Il suono della lingua” dove melodia e musicalità prendono il sopravvento sui significanti, così in questo spazio rare sono le tracce significative..evidente è la raccolta atmosfera che inclina alla poesia, poesia ai cui rarefatti suoni l’artista ha dedicato la sua ultima ricerca.

Nel catalogo della mostra veneziana, Chiara Bertola definisce al meglio le intuizioni dell’artista commentando: I suoni della lingua, sganciati e liberati dal peso semantico e rivelati nella loro essenza sonora, si sottraggono in qualche modo al tempo e allo spazio. Al di là della loro funzione referenziale, quelle lingue risultano affrancate dal peso della “terra” e si concedono quale materia viva alla nostra percezione.

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