Istanti che colpiscono” è parte di un lavoro ancora in corso iniziato a dicembre 2007 e finalizzato alla realizzazione di un progetto editoriale sulla boxe.
Il tutto è nato partecipando per caso ad un evento  di piazza nel quartiere romano della Garbatella nell’agosto 2007, con l’idea di una foto semplicemente sportiva. Ma lì, sul posto, la paura disegnata sul volto dei pugili, quella voglia di vincere, la grinta, l’ansia, la tensione, la tristezza dopo la sconfitta e la rilassatezza dopo l’incontro avevano impresso l’anima più della pellicola. 
È stato l’inizio del mio percorso fotografico caratterizzato da materiale raccolto nelle palestre e durante gli incontri, formato sia da foto ambientali dove i pugili vengono ritratti nella loro realtà, sia da dettagli che possono raccontare i sentimenti, l’aria che si respira, lo stato d’animo più di un’intera scena. 
Fino ad oggi ho raccolto centinaia di scatti sulla nobile arte, immagini di punchball appesi al soffitto, di  preparazione atletica,  di  esercizi defatiganti, di ring girl,
di arbitri, di giudici, di K.o., di tecnici che allestiscono e smontano il quadrato, di ex pugili:  tutte foto di attori che danno vita a  questa storia. Una storia che si svolge quotidianamente in una palestra, nell’attesa dell’incontro, sia esso di professionisti che di dilettanti. La serata inizia per il pugile dentro un camerino prosegue con la visita medica, il controllo del peso corporeo, e poi le   quattro corde dove verrà sancito il vincitore, e si conclude nello stesso camerino da dove è iniziata. 
La scelta di selezionare questi ventidue scatti è dettata dalla passione di poter immortalare l’istante più significativo: concentrare in un fotogramma un’infinità di emozioni e sentimenti.
È possibile fotografare l’atmosfera su un ring, raccontando anche l’atmosfera fuori? Il ritratto di un pugile può far “vedere” anche il volto del suo pubblico? Un accappatoio indossato con il cappuccio alzato riesce a trasmettere il senso di fiducia fra maestro e atleta? Una guardia alzata fa immaginare la presenza dell’arbitro a poca distanza? Uno sguardo rivolto verso la propria cintola  a guardare il rigolo di sangue fa capire se l’incontro è stato vinto o perso? (Renata Romagnoli)

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