È cosa ben nota agli storici come le acque derivate dal fiume Torre e condotte nelle rogge abbiano rappresentato uno dei capitolati fondamentali dello sviluppo urbanistico ed economico della città di Udine e dei territori interessati al loro passaggio. Lo stesso Marin Sanuto, nel suo Itinerario delle Provincie Venete del 1483, si dilunga per un paio di pagine a descrivere la città, abitata da quindici mila anime e attraversata da canali che danno vita a vecchie strutture ed edifici (industriali) "antichi". Le informazioni risalgono, infatti, a qualche secolo più indietro e indicano chiaramente come il tessuto urbanistico venga alimentato dalle acque del Torre, la cui importanza è tale da suggerire l'idea di uno stretto legame tra città ed acque finalizzato alla crescita economica.È del 1171 la notizia sulla "roia" che passa per Udine e su una sua derivazione concessa da Ulrico II, patriarca e gran riformatore, a monte della città per uso delle ville di Cussignacco e Pradamano.[…] A parte le solite preoccupazioni sulla sicurezza delle mura, delle porte, delle guardie e così via, appaiono rilevanti testimonianze sull'attività artigianale, tessile e metallurgica in particolare, che doveva svolgersi quasi esclusivamente sul percorso dei diversi rami della roggia torriana, per il cui manufatto e per gli "edifici" industriali - mulini, magli e battiferri - che su di essa insistevano, si dimostra una cura e una attenzione costante. La preoccupazione più tormentata era quella di poter conciliare le esigenze della sopravvivenza quotidiana, l'uso cioè della roggia in funzione acquedotto, con quelle altrettanto delicate e vitali delle diverse attività artigianali, che inevitabilmente provocavano un certo inquinamento. Stabilite le debite proporzioni con il sistema economico attuale, tale inquinamento doveva rappresentare una spina continua nel fianco dell'amministrazione pubblica, che aveva come finalità suprema - in accordo con i principi dell'etica medioevale - quella della interazione al meglio fra interessi pubblici e interessi individuali. Ad esempio, nella rubrica 229 degli statuti del 1425, che non è poi altro che una ripetizione del capitolo trentesimo, libro I, del Codice Rossiano pubblicato dal Carusi - Sella, sotto il titolo "de abluentibus in royis" si proibisce qualsiasi uso delle acque per lavaggi artigianali relativo a pannilana, tele, beccarie, derrate alimentari da porta S. Quirino al ponte di pietra intrinseco al Borgo Superiore. […]Le vicende delle due rogge ci consentono altresì di porre l'accento sul problema della secolare rivitalità tra le città di Cividale e di Udine. La caparbia insistenza dei cividalesi, sostenuti da quelli di Remanzacco e Orzano che traevano i maggiori benefici della giurisdizione sulle rogge, a mantenere i privilegi sulla roggia di sinistra va inserita tra le ultime fiere resistenze dell'antico municipio romano ad un riconoscimento della supremazia politica, e non solo politica, della comunità udinese, che alla fine del '500 è un dato di fatto ormai irreversibile. fonte: "Uomini e Terre - Storia di Remanzacco" di Amelio Tagliaferri