Quattro immagini di senso compiuto che si osservano tra loro in silenzio, raccolte e collocate, nella forma e nei contenuti, nella tessitura iconica di una trama linguistica equilibrata, costruita con armonia espressiva e gusto estetico. Quattro quadrati in uno, quindi, i cui contenuti, tra loro fusi in un Nuovo reale, diverso dai precedenti, sono scomparsi sfumando sull’orizzonte dell’inedito, della sperimentazione, della ricerca. Visibile tra di loro una forte relazione di complementarità che amplia lo spessore del significante e dà all’indagine fotografica una connotazione da cui scaturisce e si consolida una cifra stilistica stimolante che conferma come una parte di questo portfolio confermi, dell’autore, un avviato processo di costruzione e definizione del proprio campo d’indagine. Realtà diverse, diseguali, eterogenee, ma simili, collegate, che presentano analogie in comune, che Aurelio Rizzo, singolare fotografo autodidatta, “cattura”, anzi, “estrae” dai “Muri” di Venezia e poi ricolloca all’interno di un quadrato. Prima in modo virtuale poi, realmente, nel corso della definizione compositiva. Il tutto nei termini di un progetto di studio preciso e definito di taglio concettuale. Nasce “Muri”. Una composizione di unità individuali collegate tra di loro nella quale sfumano le valenze espressive dei singoli scatti e, attraverso una gestione ragionata dei segni, dei grafici, dei simboli, confluiscono nella nuova realtà linguistico-espressiva. Ogni composizione è la sintesi di un processo creativo che definisce nuove realtà visive che oscillano tra la fotografia astratta e l’astrazione. E quelle dei Muri sono le più stimolanti. Veicolano momenti di vita comune, eventi e fatti che hanno talvolta imposto i corsi della storia. E non solo. …Oggetti o Soggetti si guardano, si studiano, si parlano, riflettono, alla stessa stregua in cui, trovandosi, appunto, Oggetto o Soggetto, di fronte a un evento nuovo e inaspettato, avvertirebbe un singolare e straordinario senso di straniamento, un temporaneo smarrimento. Le fotografie di ogni opera prendono atto che in realtà è cambiato tutto. Dimensione nuova per ognuno di loro, compiti e funzioni inediti, per tutti. Più utili, importanti, valorizzati. Rizzo cattura le sue immagini lungo i Muri veneziani che esplora con rispetto e sensibilità, egli guarda con attenzione e di tanto in tanto vede il dettaglio di una sua possibile quadri-grafia che poi compone secondo la propria sensibilità coniugando, per ognuna, quattro scatti, coerenti e di diversa origine linguistico-espressiva costruendo una nuova realtà di taglio e valenza culturale, a tutti i livelli. Le fotografie di Aurelio Rizzo si esprimono col linguaggio dei segni. Figurazioni che s’intersecano con armonia, quasi musicalità e solennità segnica. Accattivanti e ben distribuiti i cromatismi, forse i più progressisti della famiglia che si occupa di simboli e segni. “Oggi – riflette Umberto Eco – si parla tanto di uno studio dei segni perché, mai come nel nostro tempo, il dire è stato un fare. Il flusso impalpabile dei segni si mostra oggi, più che in ogni altra epoca della storia, come potere materiale”. (Fausto Raschiatore)