Fotografia e Risorgimento in Italia - Tesori dei Grandi Musei Italiani, cura e testo di Walter Liva - prefazione di Domenico Fisichella - mostra promossa  da Provincia di Pordenone e CRAF - pagg. 197 b/n e colore – formato cm. 23 x 24 - Edito da Lithostampa Pasian di Prato.

Crediti fotografici: Associazione per la Fotografia Storica Torino - Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea Roma - Biblioteca Civica Comune di Verona - Casa Andreuzzi Navarons di Medino - Comune di Saluzzo - Generazioni e Luoghi – Eredi Alberti Lamarmora Biella - Civico Archivio Fotografico Milano - Fratelli ALinari Firenze - Lanterna Magica Palermo - Museo Fortuny Venezia - Museo di Roma.

La fotografia e la storia

Mentre dalle arti figurative ci attendiamo, per così dire ontologicamente, una “trasfigurazione” della realtà, anche quando l’immagine è resa nella sua forma più “naturalistica”, dalla fotografia ci attendiamo una illustrazione della realtà. In questo senso, mentre le arti figurative appartengono alla dimensione dell’estetica, della intuizione lirica, la fotografia appartiene piuttosto alla dimensione della conoscenza empirica, fenomenica e “fattuale”, configurandosi perciò come una sorta di ausiliaria sia delle scienze naturali sia delle scienze storico-sociali. Va da sé, esiste una storia della tecnica fotografica, che colloca direttamente tale forma espressiva nel quadro del sapere fisico-chimico e della sua straordinaria, rapida trasformazione anche verso lidi informatici. Ma c’è poi qualcosa di ulteriore. La fotografia non soltanto documenta lo sviluppo scientifico e produttivo dell’umanità, ma ne registra i mutamenti politici, sociali, culturali, di costumi, ne ripropone i drammi e le tragedie, ci fa avvertire l’urto delle passioni, degli interessi, delle opinioni, quasi ci trasmette il fragore delle armi, l’eroismo e l’orrore dei conflitti. In questo senso, oltre che documentare e quindi accrescere la conoscenza, il mezzo fotografico innesca altre due conseguenze che assumono rilievo effettuale. Anzitutto suscita emozioni, e in tal caso un’opera fotografica che abbia la capacità di attingere insieme la profondità e l’altezza del sentimento può ascendere a dignità di arte. Inoltre, la fotografia contribuisce a corroborare la suggestione che – pur nel dinamismo delle vicende umane, pur nei cambiamenti del contesto sociale, pur nell’ineludibile variare delle circostanze e delle condizioni – finisce per vedere ogni storia come storia contemporanea, secondo la formula che è di Benedetto Croce. E se così è, va pur messo nel conto che la fotografia, come ogni altra attività umana, può essere strumento di onesto discernimento del reale e di crescita dello spirito individuale e collettivo, ma può anche essere strumento e occasione di manipolazione, censura, unilateralità. La fotografia non si sottrae e non è al riparo dall’ambivalenza della natura umana: anzi, proprio in quanto territorio e dominio dell’immagine, è più che mai esposta alla tentazione della deformazione e della disinformazione. Da qui deriva l’importanza della distinzione, del discernimento, della selezione. Qui si coglie il senso dell’equilibrio e della responsabilità sia di chi fotografa sia soprattutto di chi – servendosi dell’apporto di tante immagini che rinviano a tanti autori e alle rispettive opzioni e sensibilità – si assume il delicato incarico di evocare ed illustrare in maniera equanime una stagione storica, i suoi eventi, i suoi protagonisti. Il Risorgimento è il momento più alto del percorso verso l’unità istituzionale e civile del nostro popolo che si fa nazione. Tener viva la memoria di questo nobile e faticoso processo, grazie al quale l’Italia ha conseguito quel traguardo che altri popoli avevano realizzato ben prima, ponendosi perciò finalmente su basi di pari dignità nel concerto europeo, vuol dire certamente richiamare attraverso le immagini fotografiche sia i costumi sia le articolazioni sociali sia le forze politiche sia i personaggi che in quel tempo si sono succeduti, incontrati, scontrati. Ma significa anche ricordare che in quegli eventi ci sono stati i protagonisti e ci sono stati i comprimari o addirittura le comparse, e non tutti hanno avuto perciò lo stesso peso, il medesimo ruolo, analogo rilievo e influenza. Significa, soprattutto, aver chiaro che in quei cruciali frangenti e circostanze vi sono stati uomini e forze che hanno operato e combattuto per l’unità istituzionale e civile della nazione, e vi sono stati uomini e forze che hanno operato e combattuto contro l’unità nazionale. Richiamare l’immagine di tutti è fare buona documentazione. Ma sapere che non tutti si sono comportati e hanno agito al medesimo fine è fare storia. (Domenico Fisichella - già Vice presidente del Senato della Repubblica e Ministro dei Beni Culturali)

I Fotografi dell’ Epopea Risorgimentale di Walter Liva
(la versione integrale del saggio è scaricabile "cliccando" questo link)