Oggettivare visioni intime, descrivere iconicamente i propri stati d’animo, dare visibilità, concretezza narrativa e contenuto linguistico a momenti e riflessioni personali, dimensionare percezioni e pulsioni. Questi, in sostanza, gli obiettivi del lavoro di Elettra Ranno, fotografa romana, perfettamente consapevole della forza espressiva del mezzo fotografico, che le rende “possibile la complessa rappresentazione dello svelamento di una entità mobile in uno spazio”, e le permette “l’esternazione e la sintesi visiva di manifestazioni emotive intrinseche”. L’autrice dà visibilità concettuale a “Momenti invisibili” mentre essi nascono, mutano, si trasformano, assumono, attimo dopo attimo, dimensioni e connotazioni nuove e sempre diverse. Uno stimolante “Diario Onirico In Metamorfosi” che coinvolge e indaga la sfera emotiva, in un ambito linguistico-espressivo a valenza introspettiva, nel quadro di una ricerca di taglio concettuale segmentata per sezioni omogenee, equilibrate e coordinate. Comparti “collocati nel contesto di un tema articolato ma coerente con la struttura portante del progetto”, come recita la motivazione con la quale la Giuria del Premio FotoLeggendo (Roma, 2005) ha giustificato l’attribuzione del primo premio al portfolio. Sensazioni intime, atmosfere surreali, frangenti improvvisi e imprevedibili, ricordi precari, flash che fluttuano nella memoria: momenti strutturati in sequenze e collegati tra loro da un filo sottile, quasi impercettibile, che dà alla ricerca una configurazione poetica e un profilo culturale accattivante nella quale i contenuti dell’indagine si coniugano, in una trama strutturale sintatticamente raffinata ed elegante, con gli equilibri cromatici e l’organizzazione compositiva delle fotografie. Sostiene Elettra Ranno: “Sono immagini indefinite, appartenenti al territorio dell’onirico e della fantasia che rimandano ai pensieri più reconditi facendo leva sull’inconscio, l’irrazionale ed il contenuto dell’anima. Visualizzo dei sentimenti, delle sensazioni che emergono dal grembo della mia intimità utilizzando il momento della ripresa come momento di riflessione, riproducendo liberamente, così come sento, tutti quei fantasmi che danzano con me: la gioia, l'amore, la tenerezza, la paura, l’illusione, la melanconia”. (Fausto Raschiatore)

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