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Questo studio è un luogo immaginario nel quale si dà ospitalità all’ansia del vivere, realtà e metafora del nostro tempo; un luogo che può essere un soggetto, un oggetto, un momento emotivo singolare. In ognuno di noi argomenta il fotografo fiorentino Giovanni Presutti c’è la voglia, per molti un'intima esigenza, di trovare un rifugio adeguato al proprio io, ovvero la necessità o il bisogno di avere uno “spazio interiore” esclusivo, sempre disponibile. Una sorta di zona franca in cui custodire il proprio essere, il proprio esistere, e proteggere la propria fragilità. Partendo da queste riflessioni Presutti costruisce “Mirror”, indagine fotografica di taglio concettuale, innervata da una stimolante valenza culturale, di cui pubblichiamo una selezione. … “Attraverso il mio ritrarre le mani dice l’autore - provo ad instaurare una relazione con i miei soggetti fotografati, farli parte di me e allo stesso tempo scrutare nel loro profondo per far emergere la loro relazione con gli altri e col mondo, ognuno con il suo modo, con la sua gestualità unica e profonda, come unico e irripetibile è ognuno di noi”. … Uno spartito di simboli e raffinate emozioni coniugate tra loro in una texture chiaroscurale onirica e sobria studiata sulla ripresa, sui valori tonali, sul linguaggio e sulle sintesi percettive che irradiano sensazioni speciali, di significanti emotività, inedite e uniche. Ognuno di noi ha bisogno di “qualcosa in cui specchiarsi”, riflettere e interrogarsi. Un lavoro intrigante in termini di articolazione espressiva e di successione linguistica, nella struttura, forma e contenuti, costruito sulla relazione dinamica tra soggetti diversi le cui anime si confrontano, conversano e si interrogano in armonia, con rispetto ed equilibrio. Presutti osserva, riflette e legge, prima solo tra gli amici, poi anche oltre, tra spazi nuovi. Egli non si limita a descrivere quello che osserva, si spinge oltre il visibile, “guarda” e “vede”, penetra nell’intimo dei soggetti, degli oggetti e dei momenti che indaga, trasformando le osservazioni in trame emotive che danno corpus ad una scrittura fotografica in cui si fondono coerenza linguistica, qualità sintattica, sensibilità espressiva e narratività. L’occhio dell’autore, di volta in volta, “posa lo sguardo su un punto preciso, ad un preciso istante della vita scrive Giorgia Fiorio -, ed è un momento febbrile che procede come dentro la sintassi di un sogno”. Un modo per collegare e vivere con intensità visioni, emozioni e percezioni. (Fausto Raschiatore) |
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