Una dedica al popolo birmano, alla loro vita quotidiana, alla cultura frustrata. Vittime e carnefici, pacifisti e violenti, credenti e trasgressivi. Un popolo che ha lottato per la libertà, ma domina le minoranze etniche che compongono il resto del Myanmar moderno. Persone che seguono i precetti buddisti, ma indossano uniformi macchiate dei peggiori crimini. I monaci, che incarnano lo spirito del paese, ma sono in grado di ribellarsi solo quando i loro privilegi sono chiamati in causa da parte del regime. Al di là del cliché il Myanmar è una moderna realtà povera, violenta, complessa. Con qualche innocente e molti responsabili. E molte vittime. La libertà democratica del popolo birmano starà nella sua capacità di superare le divisioni interne. Il paese rischia di diventare la Jugoslavia in Asia, se non verrà trovata una graduale via d'uscita della dittatura militare. Tutte le opposizioni lo sanno bene, e temono la guerra civile più della repressione del regime. Come Shan, Karen, Rakhine e molti altri gruppi etnici reagirebbero ad un vuoto di potere? Qualcuno sarà in grado di creare un federalismo che cancelli completamente anni di oppressione e di violenza? La potenza monastica diventerà uno strumento di unione? Un paese con una cultura così antica deve mettere da parte le sue divisioni e rancori e cercare nuove strade per rimanere al passo con il continente. A condizione che le due vicine potenze, Cina in primo luogo, e anche l'India, che finalmente rinuncino al controllo politico ed economico che ha condannato il Myanmar al suo stato di passione. (Andrea Pistolesi)

 

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