La vita di spiaggia indagata con sense of humour, disincanto e curiosità; lettura intima, profonda, romantica, di un luogo mitico nell’immaginario collettivo - la Riva dei sogni -, ma anche genuina e accattivante per il taglio strutturale della ricerca che richiama l’opera di Federico Fellini. C’è in queste immagini, lo spirito dei romagnoli, canzonatorio e scherzoso, che ricorda in alcuni frangenti la poetica artistica del grande regista. Ettore Perazzini ha elaborato un lavoro estremamente stimolante che ha una sua specificità, una certa personalità, apprezzato dal pubblico e dalla critica, per quelle particolari connotazioni che lo caratterizzano: è fresco e brioso per il taglio delle inquadrature, la collocazione dei cromatismi, ma anche perché esso è, in sintesi, l’interpretazione autentica, nella forma e nei contenuti, di parte di un mondo unico, “da sogno” come pensano i più, dove è possibile tutto e il suo contrario, e dove si trova ospitalità in poco spazio, appunto, tra terra e mare. Perazzini osserva i profili del paesaggio umano in quel segmento, d’estate, in silenzio, con l’occhio beffardo di chi vuole svelare segreti e momenti di un universo nascosto e ne evidenzia copiosamente. Piccoli e grandi. Deliziosi e provocatori. Un luogo, il segmento indagato, percepito in maniera non reale nella sua essenza di fondo, secondo l’autore (“Conosco bene la riviera ci sono nato e ci vivo”). Di qui l’incipit: “Ho scelto inquadrature basse escludendo i volti a significare il portato alla massificazione che, in qualche modo, ci priva in parte dell’identità. Questo offre la possibilità di mettere meglio in rilievo i gesti e le cose … questo modo di vedere dal basso è normale quando si è al mare, spesso sdraiati su un lettino o sulla battigia”. Ancora: “Mi interessava realizzare un lavoro che mostrasse della nostra riviera, quello che depliant e riviste non fanno vedere”. Tant’è! Appunti semplici, estemporanei, lasciati al caso, allo sguardo della macchina fotografica, ma solo in apparenza, in realtà essi sono profondi e rivelatori, coordinati in un progetto di ricerca finalizzato a leggere nei dettagli, tra le righe di un contesto, comportamenti, sentimenti e situazioni, per rappresentare il “clima del luogo”, e lanciare messaggi, riflettere e argomentare sul paesaggio umano, tra mare e terra. Tutta la ricerca è innervata da una piacevole vena ironica, graffiante, caustica. Scatti che catturano sì, per i tagli audaci, eclettici, improbabili, ma anche perché sono sintesi e sequenze del nostro tempo: “mostrano l’esaltazione della vacanza ordinaria”. Quella dei più. (fausto raschiatore)

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