Milano Cadorna 8.53 è il treno che prendo per lavoro. Un pendolarismo all’incontrario, visto dalla città verso il fuori. Questo spostarsi richiede un tempo di percorrenza, definisce degli orari, segue un tragitto, in un muoversi costante. E’ presente un elemento di ripetitività che si traduce in volontà formale e trasferisce il senso del viaggio in un’altra dimensione, più legata all’immaginari

“Non stancarsi mai di guardare è faticoso.
La città scorre davanti ai miei occhi: la attraverso da sud a nord. Sembra immobile. Fissa come il mio sguardo. Appiattita dal sole pallido di una mattina estiva.
Lontana dal traffico corro su dei binari attraverso il cuore della città… i cortili interni alle case di cui non conosco la facciata che si mostra sulle arterie di grossa percorrenza.
Eppure le amarene dell’albero della stazione di Bruzzano sono cadute, le ruspe di Bovisa hanno continuato a lavorare, lontano dai miei occhi, facendo scomparire pezzo a pezzo le vecchie fabbriche.
Spesso le mutazioni lente non si percepiscono, come un figlio per una madre rimane per sempre bambino e poi, d’improvviso, sembra che le cose nascano, crescano e muoiano in una notte, come i frutti di un sottobosco lontani dal sole.” (Pensieri da treno)

Le cose assumono un valore spesso osservandone quello che manca.
Dedico questo lavoro alle persone che si incontrano casualmente e a quelle che si rincontrano abitualmente.
A quello che rimane invisibile (Chiara Pellegrini)

FOTOlogie
Genius Loci