"Il primo quarto vermiglio tra l’umidità nebbiosa si rifletteva mobile in mezzo alla Pescara sparpagliando faville su le zone cupe presso le rive: dalle rive pel rossore salivano i fusti dei pioppi in fondo, poi le antenne rigidamente scintillanti di zinco. Verso la foce la serenità dello stellato proteggeva il sonno grande e pacifico del mare. Iori vegliava: a lui tra la lascivia segreta del novilunio appariva erta l’imagine di Mila ridente dalle iridi violacee, tutta discinta nei cenci, tutta calda in quella sua pelle colorita d’arancio e abbronzita all’amor del sole. Così prima la vide nel pomeriggio di settembre, sulla sponda sinistra, accanto alla tenda degli zingari, mentre le poledre incolte mordevano l’erba intorno e i fuochi fumavano sotto le caldaie di rame. Così prima la vide: ella aveva il grembo colmo di mele acerbe e ficcava i denti in quella polpa verde con una cupidigia di scoiattolo famelico; la testa era immersa nell’ombra, il petto libero fioriva di giovinezza. Ella divorava le frutta, così, tutta bella nella pace pomeridiana. Ma quando si volse a guardar la gente curiosa aggruppata in distanza, la testa sorse d’un tratto nel sole come fusa in oro antico, tra i due dischi metallici che pendevano dagli orecchi, con una serenità d’idolo barbaro: i capelli neri le inondavano il collo, le si accendevano ai raggi, le s’intrecciavano sul viso; nello sguardo obliquo gli occhi spiccavano bianchi da quel color caldo, smaltati. Ed un poledro rossiccio venne a passarle da canto; ella gli diede un piccolo grido. L’animale si fermò su le sue gambe esili e lunghe, lasciandosi palpare il collo e i fianchi, con un nitrito fievole di piacere: le froge gli fremevano, il collo gli s’inarcava sotto la mano carezzevole della zingara, le gengive rosse gli si scoprivano nel desiderio delle mele. La zingara gli strofinava i torsi ai denti, rompendo in risa, con la faccia erta al sole; i dischi d’argento scintillavano su le guance, la gola gonfia di giubilo faceva tintinnare gli amuleti.. Iori così prima la vide. Ora fioriva così Mila, come una pianta, come un tronco tutto felice di germini, così, nella benignità dell’aria e nella benignità del sole, sentendo le scaturigini della vita gorgogliare all’imo." (G. D'Annunzio - Ecloga fluviale da Terra vergine - 1884)

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