Riflette spaesato il cielo/un vecchio specchio e il suo riflesso biodegradabile/rifiuto urbano/Impatto ambientale - tra cielo e terra./Trash-figurazione./Sguardo straniante - in basso l’alto./L’ho raccolto tra i cassonetti/nel sedile posteriore il riflesso viaggia e libera le forme/si disperde nell’ambiente./Attraversamenti visivi rimuovono il paesaggio/Stratificazioni in movimento. Continuo flusso/incursioni visive – riflessioni ambientali/Vibrazioni materiche attraversate dal cielo/nature morte allo specchio. Calligrafie lignee/ai miei piedi la grande quercia secca. Da cima affondo./Rispecchio la natura/tra cielo e terra - tra vento e luce/tra realtà e visione. Questa composizione di taglio progettuale/descrittivo accompagna il portfolio En plein air, una stimolante riflessione/studio sulla natura e sull’ambiente, nata per caso, in una sorta d’incontro “visionario” tra energia e casualità. Un vecchio specchio (raccolto per strada), una speciale sensibilità attenta in particolare alle “cose” con un proprio vissuto, l’amore per l’ambiente e la capacità di esprimersi con il linguaggio della fotografia, le variabili coniugate in una trama iconografica intrigante e calibrata in ogni segmento da Alessandra Pedonesi, per realizzare En plein air. Un lavoro strutturato e interessante che testimonia la sensibilità dell’autrice nei confronti della natura e dimostra, nel contempo, l’efficacia del linguaggio fotografico, sia in termini di narratività, sia come strumento per veicolare messaggi ed esprimere concetti. “L'ho messo in macchina – racconta l’artista romana – e mi piaceva viaggiare con questo specchio che raccoglieva e rifletteva verso il basso, l'alto, il cielo, che mi faceva stare in compagnia con un altro paesaggio, un'altra visione. L’ho portato in un piccolissimo borgo dell'Appennino umbro-marghigiano, dove possiedo un piccolo vecchio casolare (il posto dell'anima) immerso nella natura. Una grande quercia secolare…”. Lo specchio ai piedi della quercia ormai morente, un cielo in continuo movimento, una macchina fotografica e tanta sensibilità… Tra silenzi maestosi e solenni… Alessandra Pedonesi ha fatto (ri)vivere “due cose” sfinite, stanche, morenti in un incontro straordinario, al limite del visionario, del sognatore. Una teoria d’immagini intriganti, una tessitura iconica di accattivanti visualizzazioni, il senso di un progetto che gradualmente prende quota, s’incastra col tempo e con lo spazio, nel Tempo e nello Spazio. Composizioni ben strutturate nei cromatismi, nelle intuizioni visive e nella sperimentazione progettuale. Trasfigurazione di una serie di contesti tra cielo e terra, di momenti diversi, di dimensioni inedite, quasi una estemporanea tavolozza di riflessioni, di punti di vista, di approfondimenti visivi. Nello spazio di poche ore la Pedonesi ha mosso e rimosso lo specchio, con arte e grande abilità creativa, un numero infinito di volte, tra reale e immaginario. Ha “sentito” solo ìl proprio intimo, gli stimoli della propria creatività, il “cuore” del proprio istinto, tra realtà e sogno, astrattezze e concettualizzazioni. E’ parte del suo sentire l’indagare il reale nelle ricerche fotografiche, che poi è la cifra portante delle sue indagini. Come la trasfigurazione di un evento, l’elaborazione di un momento particolare, spesso al limite del mistico, del contemplativo. La ricerca dell’autrice romana - protagonista da anni di apprezzati allestimenti espositivi e di stimolanti performance visive - è caratterizzata da una visione forte, intensa, emotivamente carica di suggestioni. Ha un taglio pittorico da cui emerge, in un gioco di movimenti e di rimandi speciali, una “messa in scena” straordinaria del reale osservato, estremamente fluida e vibrante. Le immagini della Pedonesi fanno vivere sensazioni speciali e alimentano progettualità virtuali, immaginari improbabili, sogni, nel quadro di una poetica fotografica che si alimenta di sane e studiate contaminazioni e che in ogni segmento propone ed evoca situazioni e momenti speciali, di frequente caratterizzati e caratterizzanti, propri ed esclusivi, di un modo personale di leggere il mondo nelle diverse angolazioni del suo manifestarsi, nei micro e nei macrocosmi. (Fausto Raschiatore)