Il mio ”occhio primordiale” vede in bianco e nero  ed ha tempi molto lenti. Una focale da 14 millimetri ed un forellino da 0,167mm di diametro diventano parte di me stesso, si fondono formando un tutt’uno con la mia persona. “Mezzo” o “fine”…non importa..catturare la Luce diventa la priorità! Architetture fredde, strutture pubbliche: ASL, Supermercato, Policlinico, scale mobili e ci metto anche Piazza Garibaldi!  Lì le persone sono sempre di corsa, lì qualcuno sta sempre immobile. Il mio dito indice fa da (probabile) otturatore..mezzo,massimo  “1” secondo di esposizione, non di più…poi giro di rullino e ancora uno scatto! Mi avvio verso casa cercando di tenere a bada l’ansia per lo “sviluppo” Rodinal”B&W diluito 1 a 27 in acqua depurata e “Rapid fixer”1 a 9. Nel buio del bagno di casa , vado a tentoni, per fortuna tutto procede bene. A lavoro finito mi accorgo che mancano braccia, gambe, teste, sembra che gli spiriti si siano confusi coi vivi, sembra che la “frenesia del “vivere” abbia mutilato le presenze “umane” e mi chiedo: quale è la “realtà” e quale sia il “sogno”? Una scatola di legno dal “dubbio aspetto” nelle mani di un “individuo” dai capelli lunghi e ricci. A volte nei centri commerciali e nelle strutture pubbliche, in malo modo, gli si rivolgono le guardie quando lo  sorprendono seduto a terra come un “Guatama”. La sua ricerca, fortemente legata alla luce, è di fatto una ricerca di “illuminazione” dove mezzo e fine si fondono per dare vita a “flash-back onirici”, immortalando in maniera “lenta” personaggi che nella fretta del vivere perdono pezzi, dove “insostanziali” esseri si aggirano tra i vivi, dove forme e volumi architettonici divorano i corpi. Questa sequenza di immagini descrive ciò che “non è” tanto quanto ciò che potrebbe “essere” e la scelta del mezzo “stenopeico” rappresenta la preferenza per la “lentezza” ed il godersi le cose in contrapposizione all’ansioso e frenetico “modello imposto” di vita nel ventunesimo secolo. (Jahn Patmos)

FOTOlogie
Genius Loci