“Sono affascinato dai luoghi segnati dal tempo” ammette Stefano Parrini, apprezzato fotografo toscano, autore di Quadretti industriali, nei quali si coniugano ricerca, sperimentazione e creatività, in un contesto iconografico di sublimazione onirica in cui dominano Memoria e Denuncia. Memoria come ricordi, evocazioni, segni, direttamente correlata alla conservazione e al recupero delle aree dismesse; denuncia, invece, come sollecitazione alla gestione dei fenomeni inquinanti tipici delle aree e dei modelli produttivi industriali. “L’idea di rappresentare le cattedrali sconsacrate del processo industriale mi ha sempre interessato. Guardare questo mondo attraverso l’oblò di plastica della Holga è stata una scoperta”. Parrini con questo lavoro aggiunge un altro “piccolo passo” a quelli già fatti nel mondo della fotografia per realizzare quelle particolari visioni che in più circostanze ha visto o intravisto, immaginato, magari solo pensato. E’ proprio per dare contenuto e significato a queste visualizzazioni che l’autore elabora da qualche tempo, passo dopo passo, una propria dimensione fotografica e, al contempo, delinea un proprio stile, un personale modo di vedere e leggere l’universo indagato, che poi trasmette con una tessitura virata in post-poduzione, innervata di poesia, connotata da un tratteggio concettuale e da una leggera configurazione ideologica. Parrini, attraverso una gestione attenta e ragionata delle potenzialità tecniche della macchina fotografica, come le esposizioni multiple e la vignettatura, produce una trama linguistica di raccordi fantastici, di legami imprevisti e imprevedibili, di relazioni nuove, di profili grafici suggestivi, in cui i contrasti chiaroscurali, talvolta più marcati talaltra meno, disegnano segmentazioni astratte e atmosfere singolari che danno ricchezza emotiva e spessore culturale al portfolio Quadretti industriali. Il fotografo di Poggibonsi dà molto spazio ai dettagli, li veste di significati e li colloca in un piano progettuale di studio come fossero simboli e metafore per accreditare il lancio di un messaggio di sensibilità che concerne, appunto, Memoria e Denuncia. Parrini ritiene, giustamente, che i particolari diano più sostanza narrativa e maggiori contenuti espressivi all'ambiente osservato, e che migliorino la tessitura iconografica proprio in quanto soggetti vitali all’interno di ogni immagine, legati tra loro da un reticolo di significati, in un gioco estetico-visivo stimolante in cui si fondono, come note di uno spartito, valenze tonali, strutture segniche, sfumature inedite e contaminazioni pittoriche. (Fausto Raschiatore)

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