Fino alla metà del XIX secolo la pianura veneta presentava un paesaggio diversificato, segnato dalla presenza di boschi e aree umide. Anche nelle proprietà Querini, fino al 1800, alcuni appezzamenti erano coltivati a bosco. Le bonifiche, tra la fine dell'Ottocento e gli anni '30 del Novecento, hanno ridotto la diversità paesaggistica e biologica dei terreni agricoli. I corsi d'acqua sono stati rettificati e spesso dottati di sponde in cemento. Ora ci accorgiamo che queste trasformazioni hanno creato un grave danno all'ambiente, aumentando l'inquinamento e il rischio di inondazioni. Il progetto del Bosco di Mestre intende riportare l'area ad uno stato di maggior naturalità. L'impianto e la manutenzione del bosco sono certamente interventi artificiali, ma vengono condotti in modo da far sì che poco alla volta, l'ambiente evolva verso un ecosistema complesso capace di riprodursi. (fonte: Istituzione Il Bosco di Mestre - www.ilboscodimestre.it)

Questo bosco è dedicato alla memoria di Adolfo Ottolenghi, rabbino veneziano deportato ed ucciso ad Auschwitz. Per ricordarlo in un area umida all'interno del bosco è stata posta una targa in legno, disegnata da Guido Zordan.
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