L’affermarsi nelle nostre città di una nuova attenzione alla mobilità sostenibile tende a riconsegnare al cittadino una centralità che l’ “era dell’automobile” dal boom economico in poi, gli aveva drammaticamente sottratto. Il fiorire di piste ciclabili, oltre che di inattese zone verdi, sottolinea questa positiva tendenza a rendere più vivibili i tracciati viari che s’intersecano nelle nostre piccole e grandi realtà cittadine. Una nuova visione antropocentrica che fa dell’uomo, del suo benessere, la vera misura di una nova ipotesi di città. Mestre non si sottrae a questa lenta, graduale, ma percettibile trasformazione. Attendendo il Tram e la riconversione della preziosissima zona dell’ex Ospedale Civile..da ampie sedi stradali vengono ricavate piste ciclabili e lo stesso centro cittadino sta diventando una grande agorà in cui non manca la prima vera “via pedonale” alla maniera delle spagnole “ramblas”. Ho cercato di rendere visivamente questo cambio di prospettiva adottando il punto di vista più ribassato possibile e ponendo i famosi omini bianchi in primo piano. Sullo sfondo, nelle immagini, si staglia una caotica congerie di segni e segnali spesso di difficile decifrazione. Le corsie pedonali, quasi mai adeguate come ingombri, segnano in questo solidale impegno per la Vita, un denso punto di resistenza. Al pari degli indigeni delle riserve indiane al loro interno, sempre più numerosi i nostri concittadini, snobbati da un codice della strada pensato per i mezzi a motore, conducono una silenziosa, giornaliera lotta per la sopravvivenza!

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