Questo lavoro, oltre ad essere un omaggio alla contemplazione del visibile e dell’invisibile, è una riflessione sentita e bene articolata carica di valenze evocative. Al centro il tema del rapporto, diretto e indiretto, tra l’uomo e l’ambiente, tra la cultura e la natura, tra il chiuso e l’aperto e, da ultimo, tra le “cose”, generalmente intese. Sottovetro come metafora, quindi, sulla distanza tra l’uomo e la natura, sulle loro difficoltà a comunicare e le relative dinamiche. C’è in questo lavoro qualcosa di astratto, di invisibile, ma anche, al contempo, di estremamente stimolante, in cui l’uomo è uno spettatore interessato, come quando guarda al di là del vetro di una teca che permette di osservare quanto vi è esposto e conservato. “Cose”che un tempo erano attive e vitali, oggi invece sono solo evocative e protette. Sottovetro per l’appunto. Distanti. Guardare, quindi, per capire, magari per tentare di vedere, senza poter poi incidere. Ed è quello che, sequenza dopo sequenza, si legge sulle immagini e tra gli elementi delle stesse che compongono Sottovetro. Un messaggio attuale ed efficace, in grado, se letto attentamente, di dare un contributo significativo. Sostiene Silvia Noferi. “Ho ricollegato il guardare le cose attraverso una vetrina, come in un museo, per studiare, preservare, forse perché solo lì è possibile conservare ciò che via via va sparendo. L’idea era quella di dare forma al mio pensiero sul nostro vivere odierno, sulla distanza che abbiamo posto tra noi e gli elementi del paesaggio, della natura”. Con questo portfolio la Noferi amplia il proprio campo d’indagine, dando valenze nuove e più articolate alle proprie ricerche, sia dal punto di vista formale che concettuale. Più in particolare l’autrice fiorentina, che presenta immagini strutturate, ovvero immagini in prevalenza sottoforma di dittici/trittici di medio e grande formato, collega e mette in sintonia, oggetti e soggetti legati all’universo-paesaggio e al mondo-animale, con ritratti di studio, collocati in contesti e scenari costruiti ad hoc, che in realtà, sono dei veri e propri set cinematografici, piccoli microcosmi teatrali. Una variabile strutturale della ricerca fotografica di Silvia Noferi. L’autrice conferma l’importanza delle location per lei e per le sue indagini fotografiche, le quali, oltre a dare una specifica soggettività alle ricerche, in termini di forma e di contenuti, alimentano e personalizzano quel sottile e visibile filo conduttore che collega e mette in relazione dinamica i diversi momenti che connotano le sue ricerche. Una sensibilità che da tempo elabora un proprio percorso di studio che alimenta con equilibrio, in modo sobrio, omogeneo, fatto di ricerca, progettualità, con una cifra stilistica che permea ogni lavoro di una specifica connotazione. La Noferi è attenta a tematizzare aspetti della nostra contemporaneità e a farne veicoli di stimoli e di studio per tutti. Lo fa con una ricerca elegante e raffinata in cui coniuga fantasia e realtà. Con Sottovetro amplia e rende più stimolante, in termini di studio e sperimentazione, il ventaglio delle proposte culturali, la qualità del percorso espressivo come linguaggio e narratività, la sistematizzazione delle riflessioni teoriche dimensionandone i contenuti e il senso. E questo nell’ambito delle direttrici linguistico-espressive che governano e caratterizzano il tracciato fotografico fin qui disegnato. Sullo sfondo - al di là di cromatismi equilibrati e sobri e di una composizione curata nei dettagli - quasi sempre, spazi d’interni recuperati, mini prosceni studiati ad hoc di volta in volta e una progettualità elaborata e personale. Silvia Noferi, fotografa e regista, coniuga il reale osservato con l’immaginario, in un quadro iconico d’ispirazione scenografica, di stimolante valenza culturale. (Fausto Raschiatore)