“Ho scelto il legno su cui lavorare, il legno è un materiale vivo, che cambia nel tempo, che si rovina, ma esteticamente, dal mio punto di vista, migliora … ho rappresentato i sogni … tentano di afferrare il tempo, ti insegnano a sperare”. Sara Munari, autrice lombarda molto attiva come fotografa e organizzatrice, si esprime artisticamente partendo dalla “fotografia di base” per poi utilizzarne le molte potenzialità espressive, i diversi linguaggi di ricerca. Di frequente fa uso di emulsioni fotografiche speciali per ottenere immagini con un’antica tecnica di stampa su materiali particolari. In Dreaming l’autrice “raccoglie” il tentativo di fotografare i sogni senza estraniarli dalla realtà. Sara Munari “sintetizza” i sogni per poi “inserirli” nel nostro quotidiano, coniugandoli con la realtà, tra desiderio e concretezza, utopia e tangibilità, nel contesto di un'elaborazione iconica in cui dominano sperimentazione e ricerca, studio e analisi, verifiche e indagini. “Its spring-like, airy riot of colour”, ha scritto Daiga Upeniece - Director of Museum of Foreign Art -, a proposito di questo lavoro, una tessitura linguistica, stimolante, carica di simboli, metafore, allegorie, concettualmente articolata nella quale c’è attenzione alla forma e alla tematizzazione. Così come c’è attenzione, secondo un preciso criterio progettuale, al posizionamento del contenuto significante del sogno, come entità singola e come contenitore di pulsioni, sensazioni, percezioni emotive. C’è un ritmo narrativo che descrive bene, argomentandoli con finezza sintattica e armonia stilistica, il reale e l’irreale, nel quadro di una studiata organizzazione compositiva. Osservando queste immagini ci si immerge – “sognando” - tra ricordi, eventi, momenti irripetibili, appunti mnemonici. In Dreaming si coniugano un vissuto che riappare, magari con le distonie proprie dei sogni, e un presente, filtrato dalle interpretazioni soggettive del momento, due segmenti che, insieme, disegnano una creatività accattivante tra realtà e fantasia. Sensazioni e percezioni che si alimentano in un contesto quasi alchemico di punti di vista, nel quale – alternativamente – ora prevale il sogno rispetto al reale, ora domina quest’ultimo riguardo al primo. Un gioco di stimolanti rimandi in cui la positività si diluisce, in un rapporto indecifrabile, con l’immaginario, l’illusione e l’astrattezza. (Fausto Raschiatore)