Una luce speciale inaugura la giornata – un giovedì – scendendo direttamente dalle montagne che tagliano l’orizzonte della pianura. Dietro innumerevoli quinte di alberi e case, stanno limpide e immobili quasi ad indicarmi la direzione verso cui devo andare. Ma non salirò su quelle montagne, mi fermerò molto prima di arrivare ai loro piedi, nella parte alta della pianura trevigiana, in quei verdissimi asili d’acque da cui nascono moltissimi dei nstri fiumi di risorgiva. Dunque, questo non è un viaggio né lungo né rischioso, piuttosto un pellegrinaggio fra campi ben lavorati, paesi floridi e conosciuti. Scenderò, dalle sorgenti alla foce, il piccolo fiume Meolo, appena una ventina di chilometri di meandri dentro la più mutevole delle piane del Nord Italia, quella che dal corpo gigantesco della Padania scivola impercettibilmente a confondersi con le velme della laguna di Venezia.[…] Di tutti i viaggi che ho sognato di fare, questo è l’unico a cui tengo veramente e da cui voglio incominciare perché in questi anni ho imparato che lungo questo piccolo fiume, a saper guardare, si racchiude l’universo mondo e molte altre cose che si trovano ora sparse nei libri che ho letto. Saper guardare o, meglio, rinnovare l’esperienza che si oppone a ogni cieco viaggiare, quella del viaggiatore innocente: per me, semplicemente, la differenza che passa fra un viaggio e una gita, quando a essere impegnate non sono le distanze, ma tutti i sensi di chi cammina. Non mi occorrono particolari attrezzature per attraversare questo piccolo mondo concluso, porto con me un equipaggiamento leggero. In uno zaino di tela impermeabile c’è posto per tutto l’indispensabile, il resto è nel cuore e nella testa. (tratto dal racconto di Renzo Franzin Il Viaggio – contenuto nel libro Il respiro delle acque – racconti, articoli, saggi – Nuova Dimensione Editrice 2006.