Venezia. Venezia città troppo bella, antica per essere fotografata da me, abituata a vivere le strade di cemento ed il cielo che perde la sua natura infinita ed assume forme geometriche, quelle delle strade di Milano…. Venezia non sarebbe una città che sceglierei spontaneamente di fotografare, perché talmente piena e bella che mi basterebbe solo guardare per non farla perdere di senso racchiudendola dentro ad una inquadratura…. Il mio lavoro parte quindi da una riflessione sulla città ed alle sensazioni che da essa scaturiscono: allora città piena, visivamente destabilizzante senza punti di riferimento. Piena di ornamenti, persone, lingue, piena di oggetti, nel mio tempo ma fuori dal tempo dalle logiche della mia vita quotidiana…. città lenta per l’acqua e le barche ma movimentata dalle cose…. città che vive di luce, di riflessi, riflessi dell’acqua delle vetrine, degli oggetti che ti cadono addosso in ogni angolo, facce che cambiano ed oggetti che cambiano, ogni volta qualcosa di nuovo, qualcosa da scoprire. Ho quindi riflettuto sulle mie attitudini e le mie propensioni, di persona che non organizza ma trova, che non studia una cartina geografica ma preferisce perdersi nei vicoli rischiando di ritornare per 10 volte nella stessa strada e, la cosa incredibile che succede a Venezia (almeno se sei una turista) è che nella stessa strada trovi un dettaglio che la volta prima non avevi notato…. Venezia allora di chi è? Allora Venezia è del tempo fuori dal tempo. Delle mille storie delle persone che trovi in strada e ti raccontano qualcosa, dei mille oggetti che ti scrutano nelle vetrine e che solo lì sono, anche essi fuori dal tempo, fuori dalle mode….. Venezia è continuo stupore. Ed ogni volta lì trovavo qualche personaggio nelle vetrine che mi bloccava e faceva sobbalzare, un po’ spaventare avvolte. Proprio su di loro mi sono soffermata, su questi personaggi carismatici, muti. piccoli ma espressivi. Un po’ come fantasmi di questa forse futura città fantasma. Allora è proprio lì che ho voluto CHIUDERE l’inquadratura e rendere miei pezzetti di quella città per raccontare le mie storie…. Ho voluto creare una sorta di scenografia, piccoli palcoscenici in cui i personaggi muti sovrastassero la scena. Mi hanno aiutata questi personaggi esposti nelle vetrine ed i riflessi del paesaggio veneziano sulle vetrine stesse. Il gioco è stato facile, come “cercare l’intruso”nella Settimana enigmistica aguzzando la vista. Era importante per me mantenere il rispetto degli spazi, delle naturali disposizioni degli oggetti e dei luoghi. Dovevo essere io ad abbassami, muovermi con le inquadrature per poter spostare virtualmente i personaggi all’interno del paesaggio riflesso sulla vetrina, trovando per loro la collocazione giusta. E questo mi è stato possibile grazie all’utilizzo della macchina fotografica che da la possibilità, a differenza dell’occhio umano, di mettere tutto a fuoco e di dare importanza a tutta la scena, non solo all’interno di una vetrina o all’esterno di essa: TUTTO POTEVA ESSERE POSTO SULLO STESSO PIANO ED OCCUPARE IL MEDESIMO PIANO. E così ho cercato di costruire delle storie, ognuna con un titolo che la sorreggesse: I TITOLI SONO PARTE INTEGRANTE DEL LAVORO. Questa per me è stata la Venezia “On Sale”, la Venezia che vende e si svende con tutta se stessa e ci riesce bene, con un finale forse un po’ tragi-comico…..di una Venezia spopolata che comunque continuerà a vivere forse con i suoi personaggi e le sue storie….(Carmen Mazza)

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Giovane Fotografia Italiana