Quando la Mona Lisa fu rubata nel 1911, migliaia di persone si misero in coda davanti al Louvre per vedere lo spazio vuoto lasciato dalla sua sparizione. In mancanza del famoso dipinto, lo spazio stesso era diventato un’entità densa di significato. Il caso: un evidente esempio dell’osservazione di Foucault che gli spazi sono “saturate dalle qualità” e mai né senza vita né neutri! Mentre camminiamo all’interno degli spazi deserti della prigione di Maze, noi sperimentiamo uno spazio in divenire. La mancanza dei reclusi e del personale di custodia e la sua progressiva demolizione lo caratterizzano come uno spazio sospeso, una stanza svuotata dai propri mobili, le cui caratteristiche sono in continua trasformazione, giorno dopo giorno. Non più una prigione, ma non ancora uno spazio vuoto, esso diventa un’arena di difficile comprensione. Dal giugno 2007 ad oggi ho documentato fotograficamente smontaggio e la demolizione della vecchia prigione. E’ importante per me studiare come la società si confronta con l’eredità storica dell’ambiente “costruito” dal punto di vista visivo. La prigione di Maze/Long Kesh è stata negli ultimi 30-40 anni uno dei simboli del conflitto su questa Isola (l’Irlanda, n.d.t.) dai confini degli anni ’70 agli scioperi della fame degli anni ’80 fino al processo di pacificazione ed alla cessazione della violenza degli anni più recenti. La sua stessa chiusura avvenuta nel 2001 è parte integrante degli accordi del "Good Friday". Di recente si è deciso di demolire la vecchia prigione  e di costruire un nuovo stadio nazionale sul terreno di 360 acri. L’idea di interpretare in qualche modo quel luogo in modo creativo mi ha interessato in particolar modo come un’opportunità di creare un nuovo ed attraente lavoro. Quali “caratteristiche” dovrà assumere questo spazio in trasformazione che sorge tra distese d’erba e cumuli di terra? Potrà il processo di smontaggio e distruzione delle architetture della segregazione distruggere anche il loro ricordo oppure tale memoria resterà legata a quello spazio che si sta lasciando alle spalle? Cosa accade ad uno spazio quando lo spazio stesso non ha più bisogno delle persone (i reclusi in questo caso) che lo hanno abitato? E può una più profonda comprensione dei “vuoti” piuttosto che dei “pieni” caratterizzare il nostro approccio alla creazione dell’architettura, o, in questo caso, di una vera e propria “anti-architettura”? (Dara Mc Grath - trad. di Luigi Tiriticco)

 

Ulteriori informazioni sull'attività della fotografa irlandese posso essere reperite all'interno dei suoi siti internet
Further information about activities of the irish ptotographer Dara McGrath at

www.daramcgrath.com e www.daramcgrath.blogspot.com
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