Riflessione su un Ex Ospedale Psichiatrico

Questo portfolio nasce dall’idea di stabilire una relazione tra la struttura di un vecchio ospedale psichiatrico in completo abbandono e i processi mentali degli ultimi pazienti di cui ancora sono visibili le tracce che via via sfumano sull’orizzonte del tempo, tristi e solitarie, in stretta sintonia col trascorrere dei giorni. Un contesto avvolto nel silenzio misterioso e ambiguo; un luogo che muore lentamente all’interno di un perimetro disegnato da vecchie mura, dove dominano spazi incolti, trascurati, qua e là collegati da corridoi lunghi e bui. Processi mentali sui quali ha influito fortemente l’ambiente, che oggi appare ancora in tutta la sua “capacità distruttiva”…, carico di responsabilità che si sono accentuate e perpetuate in uno stato d’angoscia irreversibile in persone affette da patologie psichiche. Il disordine della struttura sembra in perfetta correlazione col disordine mentale degli ultimi pazienti, entità percepibili dalla lettura e dalla interpretazione delle diverse tracce lasciate e dalle atmosfere cupe e soffocanti che avvolge tutto il complesso. Segni, silenzi, solitudini e un passato che si va cancellando. Ambienti che evocano storie di persone, di disagi, di sofferenze. Labirinti fisici e labirinti mentali. Indagando il contesto ci si convince che in realtà nelle immagini del book sono presenti anche le nostre angosce, le nostre inquietudini e il nostro modo di porci nei confronti della vita. Un giardino disadorno e squallido, carico di malinconia; strutture di cemento che si allontanano in una prospettiva silenziosa e immobile, tra i rami intricati di vecchi alberi, in una strada desolata e senza uscita. Un mondo dominato da un’atmosfera di tristezza, nel quale fino a qualche anno fa vivevano ancora poche persone, senza futuro, incapaci di avere una dimensione di vita minimamente autonoma. Nessun riferimento alla vita in questo luogo! Macchinari abbandonati, sedie rotte, spazi smarriti, colori inesistenti, stanze che non parlano della propria storia. Un complesso che si vergogna di esistere e di raccontare quello che ha visto e vissuto. Uno strano corridoio lungo il quale le finestre, di tanto in tanto, a intervalli regolari, lasciano entrare bianche fasce di luce, severe e livide. Un universo senza vita... Un ricordo tra tanti: il viso triste e segnato di un uomo con i capelli bianchi e la barba incolta che, in solitudine, osservava le cose e le persone con uno sguardo carico di angoscia, forse in un momento di apparente serenità. Sintesi di una solitudine totale: il dramma di un uomo senza prospettive, lontano da tutto e da tutti, senza passato, né futuro, in un dedalo inestricabile di sollecitazioni impazzite e incontrollabili, avvolto nelle nebbie di un complesso labirinto mentale Una tra le tante storie di un mondo abbandonato e che riflette, lacerandosi intimamente, la propria inenarrabile storia. (FR)