Autore: Vincenzo Marzocchini - Titolo: L’immagine di sé Il ritratto fotografico tra ‘800 e ‘900 - Struttura: 168 pag., 80 foto in quadricromia - Testi: Vincenzo Marzocchini con un saggio di Roberto Salbitani - Introduzione: Simona Guerra - Formato: 21,5x23,5 cm brossura patinata con antine - Editore: Lanterna Magica Edizioni Palermo - Stampa: Priulla s.r.l. - Prezzo: euro 34,00 - Anno 2010 - Codice ISBN 978-88-903659-8-0

 Indice del volume:

Presentazione di Simona Guerra

I professionisti ambulanti

Le donne e la nuova arte
- Professioniste con studio e fotografe ambulanti
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La pratica fotografica come messa in scena dell'immaginario:evasione ed esotismo, autoaffermazione e narcisismo  

Gli sviluppi di un'arte tra materiali artigianali e produzione industriale standardizzata                                                     

L'apparire oscura l'essere: sulle condizioni estetiche del ritratto dal dagherrotipo al pittorialismo e dintorni         

Riflessioni, riscontri, ritrovamenti filosofici e letterari sul volto e sullo sguardo

Ritratto: Il corto circuito dei sè di Roberto Salbitani

Ritratti dal 1850 al 1950 dall'archivo di Vincenzo Marzocchini


Presentazione
di Simona Guerra

Il Museo storico-fotografico di Montelupone nasce nel luglio del 2008 quando confluiscono presso il Comune, per vie distinte, due collezioni legate alla fotografia: da una parte la considerevole raccolta privata di apparati fotografici e cinematografici dell’800/’900 appartenuti al fotografo Adriano Andreani e dall’altra un nucleo di fototipi provenienti dalla ricca collezione personale dello studioso marchigiano Vincenzo Marzocchini. Il museo, che ha visto la responsabilità intellettuale della nascita anche nella preziosa collaborazione del Fotocineclub di Recanati, raccoglie un piccolo, splendido bouquet di oggetti dedicato non tanto alla storia della fotografia fatta dai fotografi, quanto a una storia delle tecniche fotografiche. Ciò che è possibile ammirare nel museo, non è infatti una raccolta di (sole) immagini di grandi autori che hanno nel tempo utilizzato la fotografia come mezzo di espressione, ma è incentrato e pensato piuttosto sull'evoluzione che le tecniche di ripresa e stampa hanno avuto a partire dal 1839, anno della grande “invenzione”. Addirittura è da prima di questa data che si inizia la visita, per via della presenza di oggetti – quali i settecenteschi physionotrace – invenzione del francese Gilles-Louis Chrétien che permetteva di riprodurre il profilo di un uomo - basandosi su tecniche pantografiche - poi riproducibile in molte e molte copie grazie alla matrice inchiostrata. Si prosegue poi con dagherrotipi, ambrotipi, lastre al collodio, carte salate, stereoscopie, e a seguire, in un suggestivo cammino nel tempo, tra i soggetti e gli avanzamenti della tecnica, fino alle odierne stampe digitali. Mettendo da parte, per un momento, l’encomiabile valore collezionistico che il museo presenta attraverso il patrimonio offerto, è giusto sottolineare il servizio che questo spazio offre a quanti studiosi e appassionati di fotografia - e nello specifico di quella storica – vogliano approfondire, con una conoscenza pratica, rare tecniche di cui spesso si legge sui libri ma di cui raramente si può verificare le peculiarità dal vivo. In Italia, ad oggi, questa possibilità non è data che da poche istituzioni che – per questioni di conservazione, di personale, di spazi ecc.. – non possono dare la possibilità allo studioso di lavorare contemporaneamente su oggetti diversi e con la libertà che invece il piccolo museo, al contrario, offre. Non c’è nessun trucco! Semplicemente, essendo questo un luogo piccolo, la persona preposta alla custodia degli oggetti ha meno utenze da soddisfare di molti grandi musei romani o milanesi. Questo nuovo volume, che presenta un altro prezioso capitolo della collezione di Vincenzo Marzocchini, può essere facilmente interpretato come una naturale evoluzione di un cammino personale - e dell’ente conservatore, il Comune di Montelupone – verso l’approfondimento di un argomento che sta suscitando sempre maggiore interesse nel panorama nazionale. Un segno positivo e la buona conduzione di un circolo virtuoso che crea speranze nell’animo di chi ama la fotografia storica, e che vorrebbe – come chi scrive - che maggiore e più concreto impegno verso la valorizzazione del ricco patrimonio fotografico delle Marche fosse portato avanti anche in questa realtà decentrata rispetto ai grandi nuclei della fotografia italiana. Le Marche hanno una lunga storia fotografica, e qui non mi riferisco soltanto ai protagonisti dei prolifici circoli fotografici degli anni ’50, a Mario Giacomelli, a Ferruccio Ferroni, alle agili menti di Luigi Crocenzi e Giuseppe Cavalli, ma a una schiera di fotografi amatoriali di fine ‘800 e inizio ‘900 ancora poco, o del tutto, sconosciuti e di archivi pubblici e privati di cui lentamente riaffiora la memoria attraverso mostre, riordini, sensibili segnalazioni.


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