La stampa finale è digitale. Ed è la conclusione di un processo nel quale le fotografie sono prima stampate con la tecnica analogica su supporti materici resi fotosensibili con l’emulsione al nitrato d’argento e, quindi, inserite in un percorso linguistico! Una stampa sperimentale, di studio, di ricerca volutamente eseguita per poter ottenere delle immagini “speciali”, che sintetizzino e veicolino un processo di degenerazione progressiva. Nella forma e nella rappresentazione dei contenuti e dei relativi significati. Sintesi di uno studiato itinerario finalizzato alla elaborazione di una trama che si fa linguaggio. Nel corso di questo processo il supporto materico e l’immagine che esso contiene viene ri-fotografato. Col digitale! Canto all’imperfetto “è iniziato con una riflessione sulle relazioni familiari, che ci ha portato a rappresentarne alcuni momenti. Per farlo, abbiamo chiesto aiuto a quel che più nel profondo ci apparteneva (figli, gatti, oggetti d’affezione e disegni). Un giorno abbiamo pensato che la fotografia potesse allungare la vita dei nostri teatrini domestici, insieme rappresentazione dell’inquietudine e percorso per ritrovare la leggerezza – raccontano gli autori -. Abbiamo così lavorato su un crinale tra realtà e finzione, dove da sempre si muove la fotografia e da sempre in un equilibrio precario : il sospetto che lo scatto sia stato preceduto da una messa in scena nasce di fronte alla gran parte delle fotografie e ci spinge a chiederci, ormai da decenni, se il miliziano di Robert Capa fosse stato colpito veramente. Con questa consapevolezza si è fatta avanti in noi l’idea di concepire la fotografia come un tableau vivant, in cui inserire brandelli di pittura, ma anche oggetti rivelatori di una metafora. Senza abbandonare, però, il territorio proprio della fotografia. Canto all’imperfetto è il titolo che abbiamo scelto, perché riassume due tratti essenziali del lavoro. Il tempo del verbo all’imperfetto indica un momento dell’azione, senza fornire informazioni sul suo esito. Spetta, quindi, a chi la osserva immaginare l’epilogo della nostra messa in scena. Oppure, Canto all’imperfetto inteso come elogio dell’imperfezione. Ed anche questo ci sembra condivisibile”. Adriana e Flavio Marziano, bolognesi d’adozione, sviluppano una ricerca fotografica nel contesto di una trama narrativa di taglio concettuale. L’impressione dell’osservatore, di primo acchito, è di meraviglia, certo di trovarsi davanti a qualcosa di diverso, ha cioè la sensazione, guardando le immagini, di percepire un leggero e momentaneo smarrimento intellettuale. Come quando si guarda uno spazio indefinito e senza contenuti, perché non ci sono o sono indistinguibili. O si va con la mente alla ricerca di rimandi pittorici di circostanza. Gli elementi in ogni immagine hanno una collocazione che appare costruita e studiata per inquietare e turbare, per cui ne risulta una sequenza di significati contrastanti che disegnano una trama indefinibile. Non solo. Stimola all’interpretazione, al confronto tra sensibilità, sempre sul sentiero dell’ambiguità, del “caos”, magari liquido ed espressivo, caro agli autori e sul quale vogliono che cammini la loro ricerca fotografica. Una babele linguistico-espressiva tra lirismi e metafore. Ma anche una tessitura di infiniti sentieri narrativi, con al centro le valenze rivelatrici delle metafore coniugate con la forza significante del sostantivo “ambiguità”, proiettate in una trama che si fa sintesi narrativa di un percorso di indagine-studio. Di più. E’ anche veicolo che dà visibilità a contenuti e permette di argomentare in modo scientifico col ricorso alle contaminazioni, pur rimanendo sul Territorio della fotografia. E’ una tematizzazione iconica studiata, volutamente carica di simboli, segni, metafore, sintesi di riflessioni proiettate oltre, verso Altro. E’ una ricerca spinta, quasi una deriva espressiva. Caos linguistico o un linguaggio fotografico caotico alla ricerca di un approdo che ne definisca i termini, i contenuti e le valenze? L’uno e l’altro insieme. Sul pentagramma dell’imperfetto. (Fausto Raschiatore)