“Domum è un cammino, un’anastrofe di passi che si dipanano come una matassa tra le pieghe recondite della mia anima. Il filo s’incaglia, risale, si blocca oppure scivola via cercando con indomita fermezza un approdo. Le immagini sono prese di coscienza, rispondono all’intima esigenza di rendere tangibile una destinazione mentale, una ricerca di stabilità: rispondono al desiderio di camminare “verso casa”. Sono un dialogo tutt’altro che univoco con la mia terra ed i suoi elementi, sono conferme che mi permettono di proseguire il viaggio, o dipartite che mi costringono ad un rigoroso passo indietro. Aggrappata alle mie orme prendo posizione, poso i piedi a terra, ricalco i passi e vado oltre, abbagliata da quei labili contorni che ai miei occhi restituiscono in un afflato nebuloso le mura di casa”. Efficace questa riflessione di Giulia Marchi, autrice degli scatti, che, oltre a cospargere le immagini di sensibilità e di una straordinaria venatura esistenziale, costituisce l’incipit al portfolio a cui dà una speciale “visibilità”, quasi una legittimazione ad esistere. Essa è carica di profondità concettuale, spessore culturale, sensibilità narrativa. Questa ricerca è parte di un ProgettoStudio linguistico-espressivo elaborato dalla Marchi, autrice romagnola d'interessanti performance iconografiche, dal punto di vista espressivo e con riferimento al taglio stilistico-culturale. Con “Domum” la fotografa dà o, più semplicemente, tenta di mettere ordine, dimensione e visibilità a un particolare itinerario, vero e proprio percorso interiore, con l’obiettivo in realtà di dare equilibrio e stabilità alle proprie emozioni, alle proprie percezioni, alle proprie consapevolezze. Questa esigenza – ricerca della stabilità emotiva e fisica – è la cifra strutturale che connota questa ricerca, ma che affiora, ora più marcata ora meno, in tutti i lavori di Giulia Marchi. Una connotazione che domina e conferisce ai lavori stessi una speciale aurea di aleatorietà che sprigiona una singolare significatività, la quale, unita alla specificità del bianco e nero, trasforma le immagini in un diario di appunti progettuali, di esperienze di vita, di momenti speciali e irripetibili. Appunti, esperienze e momenti che coniugati ai frammenti emotivi e alle percezioni visive, costruiscono una tessitura speciale in cui gli spazi, i segni e i valori tonali si fondono in una trama straordinaria per narratività e coerenza linguistica. “Domum” ha un obiettivo dichiarato: far conoscere e diffondere il messaggio intimo che Giulia Marchi le affida, camminare verso casa. Metafora di luogo tranquillo, luogo esclusivo, luogo protezione, luogo rifugio, luogo intimo. Verso “quella” casa, non una qualsiasi, quella scelta e individuata che le piacerebbe possedere. Ora e per sempre. E le sequenze di questo portfolio, sono la sintesi dei tanti momenti del percorso ipotizzato per raggiungerla, un itinerario che collega i diversi luoghi indagati attraverso un tracciato di sensibilità che si snoda lungo i sentieri della sua anima. L’autrice tenta di appropriarsi lentamente dei luoghi che la separano dalla “casa” scelta, passo dopo passo, scatto dopo scatto… Ogni immagine è un frammento del percorso, un contesto conquistato, una tappa di avvicinamento verso l’obiettivo che l’autrice sente suo giorno dopo giorno. Colpiscono l’armonia grafica delle immagini, l’atmosfera rarefatta e liquida dei contesti descritti. Stimola in particolare quell’invisibile e dinamico movimento che gli scatti irradiano in silenzio, sequenza dopo sequenza, quasi a voler dare contenuto e forza al compiersi di un percorso, passi studiati di un itinerario diretto verso un punto definito. (Fausto Raschiatore)