Di recente, Antonio Manta ha contribuito alla realizzazione di un lavoro fotografico per conto di Uganda Contro, da cui è stato tratto un volume, nel quadro di un progetto umanitario, complesso e rischioso, che ha l’obiettivo di tutelare gli orfani della guerriglia e la loro integrazione in quel martoriato segmento di mondo, tessuto sociale singolare, da anni contesto nel quale si consumano violenze di ogni genere. Per l’autore toscano è stata una esperienza importante che gli ha permesso di penetrare nei luoghi tormentati di quel Paese ma anche, in qualche modo, di sentirsi direttamente coinvolto con la propria sensibilità e il proprio sentire. Una chiamata dalla quale Manta, uomo e fotografo, si è sentito sollecitato a fare e a dire qualcosa oltre il programma umanitario, una spinta quasi naturale a superare i limiti della committenza e a lasciarsi coinvolgere con il cuore per dare corpus e identità a un messaggio più forte e diverso che avesse una valenza personale, intensa, sentita. Un messaggio che superasse il perimetro del lavoro proposto da Uganda Contro, per forma, contenuti, dimensione ed efficacia. L’autore ha voluto essere se stesso fino in fondo, è andato oltre il progetto senza toglierli nulla, libero di leggere l’uomo, di indagare il contesto, scandagliarlo a suo modo, studiarne gli spazi e i diversi segmenti solo al filtro della propria sensibilità, e dare al proprio sentire la dimensione autentica. Ha percepito sensazioni ed emozioni che ha raccolto e depositato nel proprio intimo, una collezione di memorie, che ha conservato, esaminato, elaborato e poi trascritto attraverso la fotografia. Da questo percorso è nato Black not white. Una sequenza di appunti tra loro coordinati in uno studio-indagine per esprimere i propri stati d’animo e accogliere i propri punti di vista. Manta ha incamerato passaggi visivi stimolanti e di ottimo spessore descrittivo; ha voluto raccontare la sua Uganda, con al centro l’Uomo, con la sua condizione, i suoi disagi, oltre naturalmente alle impressioni catturate e vissute in prima persona, in un bianco e nero dedicato in cui dominano i bianchi e i neri assoluti. Antonio Manta non si considera un reporter ma un semplice osservatore che tenta di riportare su carta fotografica le sensazioni che percepisce e le emozioni che vive. Egli rispetta le persone ritratte dando loro la giusta visibilità consapevole che il suo compito non è quello di fare notizia, ma quello di dare notizie. E lo fa bene, con uno sguardo visivo moderno, grande equilibrio descrittivo, buona narratività, attraverso un linguaggio e uno stile pregevoli e una stampa che dà ricchezza estetica e spessore alla trama espressiva... “Ciò che Manta mette in evidenza attraverso Black not white - scrive Paola Binante nella presentazione del portfolio - è la visione occidentale che abbiamo dell’Africa e del modo troppo white di percepire i problemi e le situazioni: noi occidentali dovremmo vedere più spesso in black con gli occhi, la cultura e l’essere dei paesi che spesso cerchiamo di aiutare”. (Fausto Raschiatore)

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