Formato: cm 24x16.5 - Copertina cartonata rivestita in Setalux stampa rosso a caldo e applicazione velina su una foto - Pagine: 80 - Fotografie: 44 di cui 33 a colori e 11 in bianco e nero - Testi di Gianni Berengo Gardin, François Lotteau, Antonella Monzoni - Rilegatura: brossura filo refe - dorso quadro con capitelli rossi - Editore: Polyorama Edizioni - Lingua: Italiano e Francese - Anno di pubblicazione: 2011 - Prezzo: 28 Euro - ISBN: 978-88-95388-13-7

Madame era Henriette Niépce, prima moglie del regista Gillo Pontecorvo e sorella della famosa Janine, una delle prime donne photoreporter, scomparsa nel 2007, era pronipote di Nicephore Niépce, riconosciuto inventore della fotografia. Concedeva pochissime visite, soffriva di cuore e faticava a camminare. Da oltre cinquanta anni viveva sola, per scelta, nella vecchia casa di famiglia di Rully in Borgogna, circondata da vigneti, dove il tempo si era fermato. Non usciva mai, dalle finestre entrava poca luce e le stanze buie erano illuminate da lampade. Non voleva nessuno in casa, nemmeno una femme de ménage. Una donna del villaggio, ogni mezzogiorno, le portava il cibo cucinato in contenitori Tupperware, poi se ne andava.Henriette Niépce era una pittrice che non dipingeva da molti anni. I suoi quadri astratti sono stati esposti una sola volta, nel 1995 a Chalon-sur- Saône.Era bellissima, lo dimostrano i ritratti della sorella pubblicati nei suoi libri fotografici. Fu una grande pasionaria a fianco del marito Pontecorvo, con il quale ha partecipato alla resistenza antifascista in Italia. L’ho incontrata per la prima volta nel 2005, grazie alla presentazione del dottor François, il suo medico, e dopo diverse visite ho iniziato a fotografare.Fu molto gentile con me, nonostante l’aspetto piuttosto severo, credo di non averla mai vista sorridere, era una donna che riusciva a trasmettere pienamente l’intensità del suo vissuto.Inizialmente non voleva conversare con me in italiano, ma dopo poco cominciò con una frase: Sono 30 anni che non parlo italiano… E da quel momento lo parlò. Tra i tanti episodi della sua vita in Italia che mi raccontò mi piace ricordare quello della fine estate del 1943, quando raggiunse Milano direttamente da Saint-Tropez per unirsi a Gillo Pontecorvo già impegnato nella Resistenza. Indossava un leggero vestitino dalla fantasia provenzale ma a Milano faceva troppo freddo e fu grazie a Pietro Ingrao, che le prestò un pigiama di fustagno da indossare sotto il vestito, se riuscì a sopportare il gelo nelle missioni di staffetta in bicicletta che le furono affidate. Ricordo la reazione che ebbe il giorno in cui le regalai un ritratto che le avevo fatto in una delle visite precedenti. Lo guardò e con tono stupito disse: Oh, … je suis blonde! Forse l’aveva dimenticato…Madame è scomparsa l’8 settembre 2010 a 94 anni. E’ sepolta nel cimitero di Rully, nella tomba di famiglia. (Antonella Monzoni)

Un reportage delicato
di Gianni Berengo Gardin

Ho sempre creduto nel talento di Antonella Monzoni e questo straordinario lavoro ne è un’ulteriore conferma. Ha saputo cogliere così bene l’atmosfera e la vita che si svolgeva in questa casa da portare chi osserva le sue fotografie a sentirsi come “introdotto”, a sua volta, nel “ritiro” di Henriette Niépce. Antonella è una fotografa di quelle che “scavano”, la cui curiosità la costringe ad essere quasi invadente, senza però prescindere da una straordinaria delicatezza che la porta ad entrare in una intima relazione di rispetto, in una sorta di complicità con i protagonisti dei suoi racconti. Anche quando si tratta di un’assenza, come quella di Henriette Niépce, raccontando solo questa, senza volerne spiegare il perchè, riuscendo a fotografare un’intimità che difficilmente sarebbe stata concessa ad altri. Io, che vedo la fotografia solamente in bianco e nero, ho trovato, in questo lavoro, un uso sapiente del colore, che per alcuni scatti in particolare è senza dubbio il linguaggio più adatto alla narrazione.

Henriette Niépce a Rully
Ritratto di una grande signora nella sua dimora
di François Lotteau, Sindaco di Rully

Rully, rue des Buis, proprietà Niépce. A due passi, nel cuore del paese, un piccolo fiume esce dalla roccia. Porta, non si sa perché, il nome della musa della commedia. La Thalie, nei secoli passati, fu, alle volte, chiamata Italie. Henriette Niépce visse quindi alle sorgenti dell'Italia, in Borgogna. Nel 1955, alla morte del padre, Henri, Henriette ritorna nel suo paese e non lo lasciò più. Decise di gestire la proprietà viticola. Lasciando Parigi abbandonò la sua attività di antiquaria e la galleria d'arte fondata tre anni prima. Sostituì la frequentazione degli artisti con la compagnia del suo asino, che entrava a mangiare in cucina quando ne aveva voglia, e del suo cane pastore della Brie. Ha sempre avuto cani della Brie, che vivevano felici nel parco boscoso, fra la casa e le vigne. Sua sorella Janine era fotografa. Viaggiava, pubblicava dei libri, realizzava reportages. Quando veniva a trovarla, le portava notizie di un mondo che lei aveva lasciato fuori dalla sua porta. Janine fotografava le persone, il mondo, faceva mostre, pubblicava. La sorella maggiore l'ammirava. Henriette dipingeva, tutti i giorni, fedele all'astrazione, guidata dai suoi viaggi interiori. La pittura era il suo diario, ma non doveva essere mostrata. Solo Janine conobbe la qualità di questo lavoro e ammirava, quasi in segreto, la sorella che non voleva essere riconosciuta. Pierre Loeb (1) veniva ai vernissages della galleria di Henriette. Lei gli fece scoprire Jean-Paul Riopelle (2). Jean Genet (3) scrisse per lei un testo sull'astrazione, per l'invito di una mostra. Anche Paul Eluard (4) ne scrisse uno che affiancava un disegno di Picasso.  Loeb s'interessò al suo lavoro e voleva esporlo, ma lei rifiutò. Nella casa di Rully, le tele si accumulavano, impilate attorno al perimetro della grande sala, durante la loro produzione. C'era sempre una tela in corso sul cavalletto e dei pastelli, in disordine sulla grande tavola. Le vecchie tele precedenti l'astrazione, giacevano sul biliardo abbandonato al piano superiore dove le camere sembravano attendere. I mobili, i letti, ed anche la presenza dei vestiti, erano lì, in una vibrazione sospesa. Henriette rifiutava di sfoltire gli alberi del parco che crescevano come quelli del racconto, proteggendo il sonno della Bella. Aveva conosciuto Roman Polanski al tempo di "Per favore … non mordermi sul collo". E’ lei, forse, che ordinò a Picasso di dipingere Guernica in nome del partito comunista. Nella veranda, l'orologio appartenuto a Nicéphore Niépce, il suo antenato indiretto, é di fronte ad un inestricabile groviglio di cactus e di fiori secchi. Sui muri del salone si scopre per caso un Severini. Più forte che la memoria degli oggetti, c'era il telefono con, all'altro capo, Gillo Pontecorvo. Si erano sposati durante la guerra, erano stati partigiani insieme, sfuggendo alla retata di Milano, attivisti del PCI. C'é ancora un quaderno, sulla copertina è scritto "GAP". All'interno, dei ritagli di giornali e delle fotografie della guerra in Italia, immagini di morte. Ma anche la vita, Enrico Berlinguer, Gillo Pontecorvo sul podio, Henriette al suo fianco. Tutta la casa é un opera di memoria, di bellezza, di nostalgia forse, ma anche di forza, di rifiuto, di ribellione. Invisibile agli occhi del mondo fino al momento in cui, alla fine della sua vita, Henriette accettò di mostrarsi. Un'opera intera si rivela oggi. L'opera pittorica di Henriette e l'opera fotografica di Antonella Monzoni si incontrano per comporre il ritratto di una grande signora, "Madame"

1) Pierre Loeb, uno dei principali galleristi parigini che organizzò le mostre dei più grandi pittori e scultori dal 1924 al 1963.
2) Jean-Paul Riopelle, pittore originario del Québéc, maestro dell'astrazione lirica. Henriette Niépce partecipa a questa corrente nella sua galleria e nella propria pittura.
3) Jean Genet, scrittore, poeta e autore drammatico francese (1910-1986). “Les Paravents”, opera degli inizi degli anni Sessanta, prende violentemente posizione contro il colonialismo francese e si schiera dalla parte delle indipendenze, nel momento stesso in cui la Francia é in piena guerra d'Algeria. Bisogna avvicinare questo impegno a quello di Pontecorvo con "La Battaglia d'Algeri".
4) Paul Eluard, poeta, autore di "Liberté", poema diffuso nel mondo nel 1942 ("Sono nato per conoscerti Per chiamarti Libertà"). La canzone di Gian Franco Pagliaro, Yo te nombro, scritta nel 1970, richiama il poema di Eluard). Fu vicino a Henriette Niépce per il suo impegno politico e lo fu anche di Henriette pittrice, nella sua ricerca poetica che supera l'automatismo surrealista. Con le associazioni di parole e immagini sfuggendo al legame logico, tutto é possibile per chi sa vedere.