Tra Parigi e la Fotografia c’è da sempre un intenso rapporto d’amore. Una di quelle storie magiche che col tempo crescono, si consolidano, fanno epoca, iniziata nel 1839, anno di nascita della Fotografia, la meravigliosa invenzione. Un rapporto tra una Città straordinaria e la Fotografia a cui partecipa il Fotografo, testimone interessato, che s’incarica di leggere e trasmettere, con stile e linguaggio propri, nella forma e nei contenuti, i loro colloqui, le loro riflessioni, i loro punti di vista, i sentimenti della loro passione. Il Fotografo ascolta, vede, interpreta e racconta, in assoluta libertà, guidato dalla propria sensibilità, come invitato che dà visibilità ai loro incontri, secondo il proprio sentire. Come è stato per Luigi Loretoni. Parigi e la Fotografia dialogano da sempre, e da sempre, di concerto con i fotografi, si esprimono in sintonia con la contemporaneità. Con il bianco e nero, a colori, con linguaggi e stili diversi, talvolta in modo semplice e lineare, talaltra, invece, con una sintassi più complessa e articolata. Un colloquio a volte più comprensibile a volte meno, che va dal descrittivo al concettuale, dall’interpretazione, alla cronaca, al racconto. Come ben sintetizzato sul portfolio dell’autore umbro. Ricordo su Il Sole-24 ore, nel febbraio del 1998, un articolo di Laura Leonelli, “Parigi e i suoi fotografi” a commento di una mostra. Un titolo che potrebbe essere il logo di una fototeca. Un piccolo frammento di giornalismo che traduce e colloca il lavoro di Loretoni. Una indagine calibrata, per linguaggio, contenuti, inquadrature, narratività, composizione e valori tonali, intensa e ben stampata; attenta al dettaglio e intrisa da una sottile vena romantica con al centro l’Uomo nella sua quotidianità. Un ventaglio di sensazioni emotive, di percezioni visive, sintesi degli Incontri parigini, per le strade, tra gli spazi e la gente della capitale francese. Un capitolo da inserire nel grande libro Parigi e i suoi fotografi. L’autore ha indagato Parigi e il suo fascino, le sue atmosfere, quelle specificità uniche e singolari che la caratterizzano, con la sensibilità di chi conosce la lezione dei grandi maestri francesi, padri del reportage umanistico, senza dimenticare quella dei fotografi americani. Luigi Loretoni ha costruito la ricerca in totale libertà espressiva, senza progetti né pre-visualizzazioni ipotetiche. Si è affidato al proprio istinto ascoltando solo la propria sensibilità. Ha raccolto un diario di appunti visivi che danno la dimensione della sua sensibilità ed evidenziano di quanto sia importante condividere e vivere direttamente, nel rispetto dei ruoli, il rapporto d’amore tra Parigi e la Fotografia. (Fausto Raschiatore)

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