Questo lavoro fotografico è un prodotto del nostro tempo. Per almeno due motivi: la possibilità di disporre di una tecnologia di alto livello e l’acquisita consapevolezza che la nostra contemporaneità sarà storicizzata come l’epoca che ha cambiato il modo di guardare e soprattutto di vedere il “Reale”. Questo in ogni campo della visione. E, dal momento che la Fotografia esiste solo per il rapporto col reale (una delle funzioni della fotografia è trovare il “senso della realtà”), si conferma la tesi secondo la quale la nostra epoca sarà considerata quella che sta modificando in maniera incisiva i termini di questa importante questione. E lo studio-indagine di Mirella La Rosa ne è una perfetta sintesi, nello specifico fotografico. L’autrice veneziana con Emozioni d’Acqua, va anche oltre ed in maniera visibile. Non solo, segue l’istinto e la propria sensibilità, ma dimostra, inoltre, di saper infrangere le regole che governano la fotografia classica. Infatti oltrepassa i limiti, imposti dalle stesse regole violate, ma può farlo perché li conosce e sa fino a dove può ragionevolmente sconfinare mossa dal legittimo desiderio di creare immagini inedite, insolite ma stimolanti e non comuni. E ci riesce benissimo! La fotografa, infatti, sceglie il territorio da indagare, lo seziona nella sua mente già nel momento dello scatto, lì dove si compie la sintesi di una scelta visuale e si avvia la fase della manipolazione che potremmo chiamare indiretta, che poi si completa col secondo scatto (ogni immagine del portfolio, infatti, è la coniugazione di due scatti, precisa l’autrice). Manipolazione delle regole fotografiche classiche, che al primo impatto è quasi scioccante, ma che in un momento successivo, rivisitata l’immagine, nel quadro di una interpretazione più profonda, con una lettura più articolata, assume una dimensione piacevole, in termini estetici, cromatici, linguistici e narrativi. Gli equilibri tra gli elementi delle immagini sono stilisticamente apprezzabili e il rapporto col reale disegna una curva di sensibilità stimolante e gradevole nella forma e nella sostanza. Le immagini proposte scuotono l’osservatore, fanno discutere, hanno però una personalità, una identità, una dimensione proprie e, lasciando sfumare quella prima sensazione di forza, di caos, danno la giusta dimensione qualitativa del book fotografico. Che raccoglie sintesi di una manipolazione studiata e finalizzata. … “L’acqua è stata per me – precisa La Rosa - quasi sempre il tema-guida in fotografia: inizialmente mi sono dedicata all’immersione nei riflessi della mia città, Venezia, nei suoi canali, alla scoperta di un altro mondo parallelo, capovolto e fluido, specchio di una realtà impermanente, una realtà ingannevole, illusoria. La nostra mente è fluida, le immagini reali si dissolvono in essa, mutano, fluttuano, si deformano, smussano i loro spigoli, assumono nuove forme, materializzano e smaterializzano emozioni, conducono all’astrazione delle forme e dei colori, rinviano all’essenza delle cose, del nostro vivere, della molteplicità delle nostre percezioni”. Questa riflessione dell’autrice “immette” nella iconografia che connota questo lavoro e indica oltre al percorso di studio i termini linguistico-espressivi del proprio universo narrativo dove tutto è ben calibrato e curato, pur nel caos d’emozioni dinamiche che lo alimentano dando l’esatta dimensione della sensibilità di Mirella La Rosa, che completa e conclude: “Fermare il movimento o crearlo è il bel gioco, la sfida storica della fotografia e del cinema. Catturare il respiro della vita che scorre per le strade, una vita in movimento, tra lo spazio e il tempo”. … “Giocare con l’immaginazione manipolando gli elementi del reale per descrivere il turbamento, la paura, l’inquietudine, il dolore, la forza, il mistero del Vivere e del Sentire …”. Emozioni d’Acqua è una stimolante e fascinosa metafora della vita, come dice Fernando Pessoa,“Un viaggio sperimentale fatto involontariamente”. Un lavoro utile per conoscere paesi e contesti diversi. (Fausto Raschiatore)