Atmosfere accattivanti, narratività equilibrata, cromatismi gradevoli, essenzialità compositiva, studiata presenza della figura umana. Questi, in sintesi, i termini e i contenuti di una ricerca fotografica articolata concettualmente e ben argomentata iconicamente. Uno stimolante portfolio/studio firmato da Eleonora Agostini, giovane autrice miranese, che colpisce per la valenza del tema, l’organizzazione del progetto ed in particolare per la visualizzazione degli esiti, i quali, soprattutto se osservati all’interno delle singole sequenze, evidenziano un’attenzione del tutto particolare all’impaginazione. Eleonora Agostini, dà ricchezza formale all’indagine e alle migliori condizioni per meglio coniugare i contenuti tra di loro. E’ una di quelle circostanze in cui la forma si fa sostanza. Una storia di storie, dunque. Ogni immagine della sequenza è la sintesi di un mini processo di ricerca maturato nell’ambito di un ambiente indagato in ogni segmento, singolarmente ed in quanto parte di un progetto/studio di respiro culturale.

Un lavoro di taglio concettuale, costruito attorno a un’idea centrale che riguarda e coinvolge le dinamiche e le interpretazioni sulla Transizione e sulla Temporaneità, come strumenti per studiare e interpretare il trascorrere del tempo, il suo silenzioso fluire: nel senso di passaggio da una situazione a un’altra. In senso statico, cioè come condizione intermedia definita e in senso dinamico, in quanto sottende l’idea di una evoluzione in atto (transizione), ed in quanto status transitorio, precario, passeggero, momentaneo (transitorietà). Due sostantivi che sono la struttura portante del progetto fotografico elaborato indagando la banalità quotidiana di anonime stanze d’albergo, squallidi contesti esterni veri e propri contenitori inconsapevoli del passato, di spazi ordinari e indecifrabili, di periferie complesse, ritratti di luoghi, che l’autrice ama definire Case temporanee, quasi un insieme di Set cinematografici nei quali Agostini, di volta in volta colloca i frammenti delle sue storie. Forse, anche sintesi visive di propri stati d’animo, di personali momenti di riflessione, letture diverse di momenti intimi e intimistici.

Un’elencazione ordinata di eventi e fatti accaduti nel tempo trascorso, da ricordare, memorie da non dimenticare. Non un diario nel senso classico del termine o qualcosa di simile, ma l’approccio, il contatto, in altri termini una catalogazione, meglio, una studiata declinazione di fatti e di eventi da ricordare. Il contatto, l’avvicinamento determina l’ottica da cui parte il punto di vista, l’approdo definitivo che poi dà la dimensione e la qualità dell’esito. Eleonora Agostini elabora un percorso di ricerca fotografica i cui esiti sono a disposizione di chi osserva, ovvero le immagini fotografiche, singole e come insieme. Strumenti per veicolare emozioni e sensazioni e permettere all’osservatore di “sognare” dimensioni del “passato” e proiettarle nel “futuro”, dopo averle filtrate al “presente”, alla contemporaneità. Passato, presente, futuro. Nel tempo prossimo... Sull’ingorgo dei tempi dice Thomas S. Eliot, poeta e drammaturgo USA naturalizzato inglese: “Il tempo presente e il tempo passato sono forse presenti entrambi nel tempo futuro. E il tempo futuro è contenuto nel tempo passato”.

Eleonora Agostini è affascinata dall’osservare un Luogo che è in attesa di qualcosa o di qualcuno, indagare uno Spazio di passaggio che racconti le sue esperienze, oppure ascoltare un Oggetto abbandonato che declina le sue performance e, da ultimo, dal documentare “un momento appena trascorso”, silenzioso e appartato. Come riesce a fare, Eleonora Agostini, con armonia e grande equilibrio oltre alla tessitura ben strutturata riesce a essere elegante, sobria ed efficace nella forma e nei contenuti. C’è un tratto di delicatezza nelle sue immagini, come le strutture delle visualizzazioni, i toni dei colori, le sfumature dolci e tranquille, il ritmo narrativo in ogni sequenza e in ogni storia …(Fausto Raschiatore)