In solitudine, sulla spiaggia “vuota” e “selvaggia”, tra spazi poetici, silenzi solenni, luci accattivanti e una piacevole musicalità di fondo. Un contesto ideale per riflettere, osservare ed ascoltare: per leggere le cose del mondo e leggersi “dentro” al filtro della propria sensibilità. Per il tramite della macchina fotografica. Senza limitazioni, né vincoli particolari. Come fa Raoul Iacometti (Milano, 1961), i cui approdi linguistico-espressivi sono raccolti, in parte, in questi scatti. Eleganti, organizzati, appena tratteggiati da una sottile vena di mistero. … Stare “Ai confini del mare”, per l’autore lombardo significa “passeggiare tranquillo, nell’atmosfera solitaria di spiagge deserte o poco popolate, alle prime luci di un mattino invernale, oppure in quelle tiepide e leggere di un tardo pomeriggio primaverile. E’ respirare l’aria densa di salsedine, o ascoltare il secco battito di ali dei gabbiani, è il veloce mutare della luce, è … forse, più semplicemente, solo un mezzo visivo, un banale tramite con il quale riuscire a comunicare agli altri le intense emozioni che provo, da sempre, ogni volta che vedo il mare”. … Questo studio va oltre la riflessione, l’osservazione e l’ascolto. E’ interpretazione lirica di un contesto, nel quale, nello stesso momento, dialogano il fotografo lombardo e il luogo: un colloquio che è, nel contempo, organizzazione di percezioni emotive, evocazione di emozioni, descrizione di memorie, sintesi di stati d’animo. Una lunga poesia a due voci scritta con la luce, senza vincoli sintattici, né regole ritmiche, costruita con il cuore e vissuta con intensa partecipazione, giorno dopo giorno, senza obblighi progettuali, ispirata solo dall’Io dell’autore e dalla spontaneità del mare. Qui la fotografia evidenzia tutta la sua capacità di essere “tramite” di chi vuole descrivere momenti di autentica intimità, di essere cioè strumento e mezzo per dare contenuti e significati a qualcosa che sta oltre le riflessioni, le osservazioni e l’ascolto. Elementi che si fondono con lo stile narrativo di Iacometti e le atmosfere dell’ambiente, per dare corpo a una trama linguistica di stimolante bellezza estetica. Immagini come “dispositivi visivi” è stato scritto (Massa Marittima/Giuria Toscana Foto Festival, 2004), nelle quali i cromatismi sono curati e calibrati in ogni dettaglio. Un diario di appunti, dunque, che sintetizza gli incontri tra l’autore e il mare, appuntamenti silenziosi, sistematici, elaborati sul filo di un profondo rapporto di amicizia e di reciproco rispetto. (Fausto Raschiatore)

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