Durante il lavoro di riordino dell’Archivio fotografico comunale di Morro d’Alba (AN) ho provato l’emozione di osservare gli scatti di un fotografo che ha raccontato, per lavoro e per passione, la storia della sua terra e i tanti cambiamenti che il suo piccolo paese ha affrontato (dal 1920 al 1970) attraverso fotografie di: gruppi di famiglie, cresime, comunioni, matrimoni, funerali, feste paesane, foto tessera, incidenti stradali, colonie marine e a volte, anche i bagnanti sulla spiaggia della vicina riviera adriatica[1].
Alvaro Stoppani non fu solo fotografo nella sua vita ma si occupò anche di altre attività tra cui - a lungo - di cinema, e fu guidatore di corriere e commerciante in una ferramenta. Tanti mestieri, ma un fatto comune, questo, per molti nostri padri e nonni che hanno vissuto la difficoltà di essere stati “uomini del ‘900”.
La variopinta vita di Alvaro Stoppani mi è stata raccontata dal figlio Renato, che con queste parole ha ricordato la figura del padre durante una serata dedicata ai… “ricordi fotografici del tempo che fu” [2]
"Alvaro Stoppani, figlio di un maestro elementare, nasce a Morro d’Alba il 20 giugno del 1900. Parlare soltanto della sua attività di fotografo - anche se questa é stata più volte riconosciuta come importante, mi sembra alquanto riduttivo. Egli infatti nella sua vita è stato un precursore di tutte le novità del XX° secolo. Sempre attento all’evoluzione tecnologica, ha cercato di renderne partecipe il suo paese natale, così che per le sue mani sono passate le seguenti attività: la fotografia, la corriera, il cinema, la radio, l’amplificazione sonora, il registratore, la stereofonia, gli incontri di box, l’attività commerciale di ferramenta.
Nel ‘19 acquista la prima macchina fotografica a lastre e comincia ad appassionarsi alla fotografia che coltiverà fino al ‘39 per poi riprenderla negli anni ‘50. Dal ‘28 infatti, in seguito all’acquisto di una Fiat 509 da 14 posti, diventa concessionario di pubblico servizio di linea sulla tratta Morro D’Alba/Ancona. Durante la seconda guerra acquista un Taunus da 18 posti, e trasforma una berlina Fiat 503, prima da alimentazione a benzina a gassogeno, poi in una specie di corriera denominata dalla popolazione morrese “Piccionaia”. Durante la guerra, essendo l’unico nella zona che fosse riuscito a salvare le auto pubbliche dalla confisca dei tedeschi, fu contattato da alcune ditte di trasporti della provincia che gli offrirono di associarsi in quanto essi erano privi di autovetture. Rifiutò l’offerta per non lasciare isolati i paesi dei quali aveva la concessione. Questa attività viene ceduta nel ‘56 alla Trasporti Sacsa di Jesi che tutt’ora la detiene.
Nel ‘30 mio padre acquista un proiettore di cinema muto, ed ottiene l’autorizzazione ministeriale per l’apertura a Morro D’Alba di una sala cinematografica. All’epoca, al di fuori delle grandi città, Morro d’Alba era l’unico paese delle Marche ad avere un cinema. Nel ‘35 passa dal muto al sonoro. Nel ‘46 acquista un proiettore Pio Pion dotato dell’illuminazione ad arco voltaico. Nel ‘49 si attiva per impiantare la nuova tecnologia del CinemaScope che all’epoca, dopo quello del Metropolitan di Ancona, diventa il secondo impianto di questo sistema di cinematografia nelle Marche. Bisogna immaginare che a quel tempo a Morro D’Alba affluiva molta gente per via del cinema, che veniva da tutto il circondario e perfino da Jesi. Fu proprio per motivo di questo costante afflusso di persone che, molte delle allora semplici osterie del luogo cominciarono a trasformarsi in veri ristoranti.
Nel’ 42 egli diviene anche gestore del cinema-teatro Comunale di Arcevia, e successivamente dell’arena Excelsior di Jesi, e dei cinema di Angeli di Rosora e Castelplanio. L’esperienza del cinematografo, per mio padre, terminò nel ’64 quando decise di cedere l’attività perché cosciente del declino delle sale cinematografiche causata dall’avvento della Televisione.
Assieme al cinema, dal ‘38 al ‘44 lavorò anche alle dipendenze dell’EIAR (Ente italiano audizioni radiofoniche, oggi Rai) con la qualifica di vice direttore regionale.
Nel dopoguerra apre un negozio di ferramenta e nel ‘54 acquista la prima televisione del paese, un apparecchio Philips da 14 pollici. Con quel televisore, nel ‘55, utilizzando i primi sistemi di teleproiezione trasmise, nel cinema del paese, “Lascia o raddoppia”.
Riprendendo il discorso sull’attività di fotografo di mio padre, come già detto, questa ha avuto inizio nel 1919. In seguito egli ebbe una Leica e, dal ‘26 alla fine degli anni ’30, mise a disposizione dei compaesani la sua passione di ritrattista fino al punto di creare uno studio a luce naturale semplicemente scoperchiando un solaio.
Fino alla fine dei suoi giorni ha continuato a fotografare, riparare vecchie radio, televisori e impianti elettrici sino al 10 febbraio del 1973, il giorno della sua scomparsa.”
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[1] L’archivio fotografico (e cinematografico) Alvaro Stoppani è conservato in forma privata a Morro d’Alba. Molte di queste immagini sono però visibili, presso l’Archivio fotografico comunale (info: www.comune.morrodalba.an.it) dove sono conservate assieme ad altre circa 3000 immagini relative al 1900. Riprodotte, da negativo originale, verso la fine degli anni ’80, molti scatti di Stoppani servirono per una mostra allestita nel paese dal titolo “Morro d’Alba. Un paese in posa”.
[2] Il 29 febbraio 2008 si tenne una serata dedicata al riordino del patrimonio dell’Archivio fotografico comunale, da me curato, a Morro d’Alba.

 

 

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