Nell’entroterra marchigiano, presso Montelupone (MC) si trova un piccolo museo con un potenziale grande futuro.
Si tratta del Museo di storia delle tecniche fotografiche, una realtà inaugurata nel 2008 grazie alla collaborazione del Comune di Montelupone con il Fotocineclub della vicina Recanati e con un socio del circolo, grande studioso di tecniche fotografiche antiche e collezionista quale è Vincenzo Marzocchini.
Il Comune, già depositario di una considerevole collezione privata di apparati fotografici dell’800/’900 appartenuto ad Adriano Andreani, ha accolto con entusiasmo l'idea di Marzocchini di rendere pubblica parte della sua collezione in uno spazio che fosse interamente dedicato non tanto alla storia della fotografia fatta dai fotografi, ma a una storia delle tecniche fotografiche.
Ciò che è possibile visionare nel museo, non è infatti una raccolta di (sole) immagini di grandi autori che hanno nel tempo utilizzato la fotografia come mezzo di espressione, ma è incentrato sull'evoluzione che le tecniche di ripresa hanno avuto a partire dal 1839, anno della grande “invenzione”.
Ciò che più colpisce di questo luogo, che ho avuto la fortuna di poter visitare assieme all’appassionato Marzocchini, è la grande possibilità che qui viene data agli studiosi che abitualmente vengono a conoscenza dei procedimenti dai testi; questo studio teorico però viene raramente seguito da un momento di lavoro pratico, da occasioni in cui essi possano toccare con mano gli oggetti fotografici che gli vengono descritti a parole.
Un dagherrotipo, chi se ne occupa lo sa, si può distinguere da un’ambrotipia attraverso alcune caratteristiche inconfondibili quali, ad esempio, la presenza dell'immagine che appare e scompare a seconda dell'inclinazione, ma se non se ne ha una conoscenza diretta, come per tutto, è abbastanza difficile, specialmente se si è alle prime armi, definire le tecniche di tali oggetti.
Questo museo invece, sembra proprio pensato per chi voglia fare pratica; un luogo dove oltre agli oggetti esposti rigorosamente sotto vetro e in apposite teche condizionate, si può accedere agli originali conservati nelle cassettiere e ordinati per tipologia e per tecnica di stampa.
Ferrotipie, stampe all'albumina, lastre al collodio, stereoscopie, carte salate, cianotipie, rare woodburytipie… tutto ciò di cui sono stati scritti libri e libri, e che qui si possono maneggiare al pari di attrezzi ginnici in una palestra, per passione, per lavoro, per curiosità.
Sotto agli occhi vigili di un'addetta che si occupa della custodia degli oggetti, visitare e studiare in questo luogo è come trovarsi in un piccolo Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari dove l'aggettivo "piccolo" è solo relativo allo spazio in quanto qui tutto è assolutamente proporzionato a ciò che si conserva presso l’istituzione fiorentina, per ciò che riguarda la varietà delle tecniche e la bellezza degli esemplari.
A Firenze certo, non sarebbe pensabile il potersi infilare un paio di guanti e tenere in mano le stampe, né tanto meno vedere gli oggetti senza un vetro che ci separi da loro, ma qui l'utenza è molto diversa, certamente minore, e questo si rivela un punto di forza e non un difetto di questa realtà.
“La collezione di Vincenzo Marocchini, come anche quella di Adriano Andreani, fa parte di un progetto cittadino che materialmente conferma la proposta di trattare la storia della fotografia attraverso le tecniche di stampa - dall'analogico al digitare - presentando un itinerario di visita basato sulla capacità di spiegare attraverso il linguaggio fotografico le fasi di una forma di comunicazione nobile ed antica” afferma l’assessore alla cultura di Montelupone Arianna Eusepi. 
Questo piccolo museo, per cui vale una visita, a differenza di quello fiorentino, non è circondato da palazzi signorili rinascimentali e fuori dalle sue mura non si troverà certo la facciata della chiesa di Santa Maria Novella, ma la deliziosa piazzetta antistante la sua sede, con palazzi in mattoni chiari tipica di questa regione, ha una vista letteralmente mozzafiato sulle dolci colline delle Marche, mentre l’aria è carica di profumi e il rumore che si sente è solo quello del vento che soffia. Come dire: a buon intenditore (non solo di fotografia!) poche parole.

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