A Bologna, proprio ai piedi del colle di San Luca, simbolo per eccellenza di questa antica città universitaria, si trova un luogo magico, un cancello e poi l’ingresso di una maestosa villa dove entrati si ha subito l’impressione di trovarsi a vivere forse negli anni Quaranta del vecchio secolo o poco più tardi. Questa è la sede della gloriosa Casa Lyda Borelli per artisti ed operatori dello spettacolo, un ente privato che mostra il suo biglietto da visita già nel bel giardino della villa, dove i busti dei più noti attori drammatici italiani ci guardano con il loro piglio fiero.
In questa Casa hanno vissuto, e ancora vivono, tanti nomi che hanno fatto la storia del nostro teatro e cinema italiano come Bella Starace, Mimy Aylmer, Giannina Chiantoni, Olga Giannini, Evelina Paoli, Adelina Magnetti, Egisto Olivieri, diversi esponenti della famiglia veneziana degli Zago, Leonardo Bragaglia, erede dei fratelli Bragaglia, primi sperimentatori del fotodinamismo.
Qui non poteva mancare una fornita biblioteca di rari volumi esclusivamente dedicati a queste discipline e un archivio fotografico che conta quasi novemila immagini sul cinema e sul teatro a partire dalla fine del 1800 fino ad oggi.
Nel 2008, per volere della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, della Fondazione Carisbo e con il coinvolgimento di importanti enti e istituzioni pubbliche e private dell’Emilia-Romagna, è stato inaugurato Una Città per gli Archivi, progetto finalizzato al censimento, alla conservazione e alla valorizzazione di archivi di documenti e/o fotografici otto-novecenteschi del territorio, a maggior rischio di dispersione ed utili a ricostruire le vicende della storia bolognese.
Obiettivo del progetto è anche l’accesso alla consultazione on-line di questi archivi tramite la rete[1].
L’archivio fotografico della Casa Lyda Borelli, affidato, per lo svolgimento delle attività di ricognizione, inventariazione e conservazione a chi scrive, sta vivendo la conclusione di una prima fase degli interventi proprio in questi giorni, con grande meraviglia data dal constatare la bellezza, il valore storico e la ricchezza che questo archivio, nel complesso, presenta.
Il patrimonio, che non era mai stato in passato soggetto a interventi di conservazione e schedatura strutturati, è organizzato in fondi appartenuti ad alcuni ospiti che nella Casa hanno nel tempo vissuto, mentre un ultimo corposo nucleo è costituito dalla documentazione che dal 1931 ha interessato la vita della Casa, con documenti relativi alle visite di grandi attori e personalità politiche, inaugurazioni, spettacoli teatrali, commemorazioni, celebrazioni, interventi fatti nel tempo all’edificio ed anche ai lavori che si affrontarono per la costruzione del Teatro della Casa, oggi Teatro delle Celebrazioni - inaugurato nel 1983 - attualmente uno dei luoghi di cultura più attivi della città.
Il fondo più consistente, assieme a quello della Casa è certamente dato dal lascito dell’attrice Mimì Aylmer pseudonimo di Eugenia Spadoni [1896-1992] che documenta tutta la vita privata e professionale di questa celebre attrice che per decenni visse sotto alle luci della ribalta grazie alla sua bravura ma anche per via delle sue abitudini di vita per quel tempo molto discusse.
Mimì Aylmer lavorò dapprima nel cinema muto e poi nell'operetta, per debuttare in teatro al fianco di Ruggero Ruggeri, Antonio Gandusio, Aristide Baghetti e delle più grandi attrici e compagnie teatrali del suo tempo. Ebbe anche una breve carriera cinematografica in seguito alla quale ella uscì lentamente di scena, passano gli ultimi anni della sua vita presso la Casa, dove visse fino alla morte. Mimì Aylmer credeva molto nelle potenzialità della fotografia come documento e come elemento inconfutabile di un’amicizia prestigiosa o di un avvenimento al quale ella aveva assistito; questo fatto si evince dalla sua mania di fotografare tutto, anche più volte, di collezionare scatti anche richiesti a studi fotografici, trasmettendoci l’idea di una grande consapevolezza sull’importanza del momento storico in cui viveva.
Diverse sono le occasioni a cui la Aylmer capitò di assistere e che fedelmente documentava con la macchina fotografica. Vi sono immagini di Benito Mussolini presente all'arrivo della nave di Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele III° di Savoia, a Trieste, nel maggio 1921, venuto ad assiste al varo del vapore Savoia; diversi scatti di una grande folla a Milano in occasione della marcia su Roma; sfilate di truppe fasciste a cavallo dove scorgiamo - ben indicati da una freccia e un suo appunto - il Generale Gonzaga, il Generale Cattaneo e Alessandro Chiavolini; una folla riunita in Piazza IV Novembre a Perugia durante un comizio tenuto da Augusto Turati ma anche il Gran Premio Automobilistico di Roma o il Gran Premio di Monza dove si vede sfrecciare l'auto di Milton Tommy e poi di Giuseppe Campari, il valentissimo pilota Alfa Romeo, che proprio in quel circuito, il 10 settembre 1933 perse la vita in un incidente. Presenti in tribuna d'onore sono Arnaldo Mussolini, fratello di Benito, Edda Ciano Mussolini, il Principe Umberto II° di Savoia e Iolanda Margherita di Savoia. Mimì è spesso ritratta con il suo apparecchio e un treppiede, oggetti che la appassionarono sin da giovane, mentre tutte le sue fotografie sono state da lei stessa ordinate in decine di album, divise per anni, verso la fine del 1960, molte delle quali mostrano appunti e didascalie accurate sulle persone, sulle date e sui luoghi; insomma un lavoro che farebbe invidia a qualsiasi archivista dei nostri tempi! Ogni attore ha qui lasciato intere sequenze di film muti, ritratti di colleghi, eventi mondani, foto di scena e del lavoro sui set cinematografici capaci di restituirci un backstage di film che suscitano nostalgia, alcuni dei quali non uscirono neppure nelle sale, perché prodotti a ridosso del secondo conflitto mondiale e andati persi o bruciati come nel caso di diverse immagini conservate nel fondo Zago. è ben documentata la versione cinematografica del film Le baruffe chiozzotte, da un romanzo di Carlo Goldoni prodotto dalla compagnia Emilio Zago Recite Goldoniane di Venezia girato nel 1943. Con la scoperta e la difficile ricostruzione dell’esistenza di questo fondo, letteralmente disseminato tra le stampe degli altri 28 nuclei, quattro generazioni della famiglia di attori veneziani inaugurata dal celebre Emilio Zago [1852-1929] vengono finalmente identificati dalle immagini. Figli, nipoti e anche nuore del celebre attore sono immortalati in ritratti e foto di scena mentre questi, nei volumi di storia del teatro o del cinema non vengono quasi mai indicati forse perché non raggiunsero la notorietà del loro capostipite ai tempi soprannominato "il maestro del riso".
Un altro fondo decisamente attuale è quello dei coniugi Michele Leskovic [1905-1979] e Lia Orlandini [1896-1979]. Teorico e attivista del Movimento Futurista il primo, attrice e doppiatrice di fama la seconda, i coniugi Leskovic lasciano alla casa una testimonianza preziosa e corposa relativa oltre che al teatro e al cinema, anche a diverse vicende del movimento futurista italiano. Michele Leskovic, che usò lo pseudonimo futurista Escodamè, fu amico e collaboratore di Filippo Tommaso Martinetti e fondatore con altri del Gruppo Futurista Friulano di Udine. Sono presenti molti ritratti, anche autografi, del Martinetti e di gruppi di futuristi tra cui scorgiamo anche Fedele Azari, Loris Catrizzi, Franco Casavola, Lionello Balestrieri, la sig.na Roma, Giovanni Gerbino, Enrico Prampolini, Martinetti e lo stesso Escodamè. Nel 1931 Michele Leskovic lavora con Marinetti e Enrico Prampolini al volume Sant'Elia e l'architettura futurista mondiale per le edizioni Morreale, e per questo motivo, centinaia di riproduzioni di opere architettoniche di Antonio Sant'Elia e il menabò originale del volume sono qui conservati. Ogni fondo ha la sua storia, e questo è solo un invito a venirla a scoprire personalmente, in un luogo dove lavorare e ricercare è un’esperienza singolare. Oltre a i fondi citati, anche tutti gli altri sono degni di nota: a volte piccole ma preziose collezioni lasciate da attori capaci. Splendido è quello di Pina Gallini, pseudonimo di Benilde Gallini [1888-1974] attrice che sempre impersonò le parti di zitella o governate o suocera, come in più film di Totò quali L'imperatore di Capri (1949, Luigi Comencini) o Totò e le donne (1952, Mario Monicelli). E così per il fondo di Bella Starace Sainati [1878-1958], dello scenografo Gastone Martini [1904-1994], del fondo Sandro Rocca [1886-1975] e Francesca Ivaldi [1894-1982] che lasciano decine di scatti di film muto o la collezione donata dal grande Antonio Gandusio [1873-1951] che comprende prevalentemente stampe all’albumina di grande valore storico.[2]Nel salone e all’ingresso della casa, dove ancora alcuni ospiti salutano con il baciamano, vi sono ben tre pianoforti diversi, così che durante il giorno, mentre si lavora nell’archivio, capita spesso di essere allietati dal repertorio classico di una sempre elegante ospite della Casa che in gioventù viaggiò per mezzo mondo lavorando come pianista sulle navi da crociera con note orchestre, oppure di ascoltare un repertorio più impregnato di jazz, quello di un altro compositore che abita lì e che con il pianoforte a coda ho spesso sentito celebrare un omaggio a Gershwin e ai personaggi di Porgy e Bess.

Simona Guerra

Un ringraziamento particolare va: al Prof. Lamberto Trezzini, Presidente della Casa Lyda Borelli per la disponibilità alla pubblicazione di questo articolo; a Federica Rossi, responsabile della Biblioteca della Casa; a Lorenza Iannacci per le ricerche sulla storia della Casa; a Alberto Beltramo per le scansioni; Matteo Civardi per la rielaborazione delle immagini; la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.


[1] Tutte le informazioni riguardanti le modalità di svolgimento del progetto, le quantità di fototipi presenti in ogni singolo fondo, le tecniche e gli studi fotografici, il sistema di schedatura utilizzato, verranno illustrate in dettaglio al termine del progetto, di cui è possibile trovare altre informazioni sul sito della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

[2] Oltre ai fondi citati, le altre collezioni sono appartenute agli attori: Arrigo Cominotto, Emilio Rossetto e Albertina Bianchini, Margherita Cella, Olga Solbelli, Isabella Riva, Isa Querio, Ines Maria Ferrari, Adelina Magnetti, Luigi Rumor, Ernestina Zaggia, Eugenio Duse e Maria Vantini, Luciana Picardi, Igino Tuccini e Eugenia Rossi, Pina Borione, Luciana Bettini, Amalia Beretta, Alberto Caporali, Tina Maver, Enzo Biliotti e Anita d’Arno tutti attori vissuti tra la fine del 1800 e la fine del 1900.


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