Oltre che fotografo, Gian Luca Groppi, è un regista, capace di organizzare, con la complicità di alcuni amici, un cast di attori e un set teatrale, da utilizzare come strumenti per indagare la società, l’uomo e le sue problematiche esistenziali, attraverso il medium fotografico. L’autore emiliano (Piacenza, 1970), scandaglia tra “le pieghe dell’esistenza assumendo il compito di reporter emozionale”, come scrive il critico Fabrizio Boggiano. Egli costruisce una trama linguistica carica di tensioni culturali, di progettualità teoriche, con una valenza sperimentale e un tratteggio provocatorio, che sulle prime lascia perplessi, in qualche caso anche smarriti, ma poi, superato l’impatto emotivo iniziale, i diversi sentimenti si modificano e confluiscono in un forte desiderio interpretativo. “Mutazioni” è un segmento di questa ricerca che Groppi porta avanti da tempo, complessa nei contenuti, plurale nella forma, stimolante nei messaggi. “Mutazioni” come sintesi di cambiamenti, quindi, ma anche come punto di convergenza nel quale trovano approdo le diverse articolazioni di studio. Groppi, in un gioco raffinato e colto di invenzioni sceniche, di felliniana memoria, studiate in ogni dettaglio, preleva l’uomo dal suo ambiente naturale e lo colloca in un contesto inedito, un non luogo, un set cinematografico creato ad hoc, carico di mistero e di ambiguità, che l’impaginazione in dittico contribuisce a rendere ancora più intrigante. E lo fa a tutto campo. Ogni scatto è una costruzione da cui parte un messaggio o il profilo di una riflessione. Esiti diversi tra loro, per dimensioni, contenuti e forme. Come i microcosmi della società. Quattordici stampe ai sali d’argento raccolte in sette piccole storie, altrettante immaginazioni visive. Groppi sviluppa una fotografia a forte contenuto concettuale nella quale domina un’atmosfera teatrale; elabora un’indagine che penetra nell’intimo delle persone, e tramite loro, nel cuore della nostra contemporaneità. E’ una ricerca che registra e sintetizza i processi evolutivi cui danno origine le mutazioni, nel lungo e nel breve periodo, nei meandri di un concetto o tra i segni di una descrizione. “Mutazioni” come ipotesi di lavoro, prospettive di studio, dinamiche sociali, invenzioni letterarie, ma anche esercitazioni ironiche, accademici sarcasmi. Una trama culturale e surreale di post-visualizzazioni che, forse, anticipa contesti espressivi futuri, infinita e senza soluzione di continuità, visto che “Niente è duraturo come il mutamento”, diceva lo scrittore tedesco Ludwig Borne. (Fausto Raschiatore)

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