“Il lavoro nasce da esigenze e motivazioni personali che ci hanno portato ad una lunga e costante mappatura del paesaggio leonardesco, in particolar modo acque, canali, il fiume Adda e i luoghi che hanno ospitato l’artista nella sua permanenza in terra sforzesca. Un percorso di ricerca, di suggestioni e stimoli artistici volti a testimoniare, attraverso immagini, le osservazioni e gli studi di Leonardo mettendo in luce il forte legame tra natura, arte e fotografia. Inizio del nostro lavoro è stata una ricerca bibliografica che ci ha permesso di accostarci ad alcuni testi provenienti da diversi codici fra le cui pagine Leonardo aveva raccolto le sue osservazioni e i suoi studi sull’acqua. Partendo da alcuni titoli di libri leonardeschi su specifici argomenti relativi all’acqua, ci siamo spinti a trasporre in immagini fotografiche le emozioni, le fantasie, le suggestioni, le personali interpretazioni artistiche ed evocative che questi testi ci hanno trasmesso. Sulla scia di questo approccio lavorativo è cominciato il nostro “gioco” di osservazione sulle acque e ci siamo fatti condurre dal pensiero dell’artista a tal punto da immaginare infiniti titoli di libri che Leonardo avrebbe potuto scrivere sull’argomento; così sono nati un intreccio ed un accostamento di titoli dell’artista con i nostri. Abbiamo risalito e inseguito il fiume durante l'arco delle stagioni, accompagnati dal pensiero del Genio che studiava l'acqua e i suoi movimenti. Gli occhi di Leonardo sono diventati i nostri e, grazie alla memoria dell'acqua che ha conservato i suoi pensieri trasmettendoceli, ne abbiamo seguito via via le orme che lo hanno portato a creare grandi opere perfettamente incastonate nel paesaggio. L'Adda: calmo, furioso, immobile, foriero di grandi idee e innovazioni tecnologiche, ma anche rifugio e amico per far volare il pensiero leonardesco. E il nostro.” Questa nota introduttiva è degli autori del portfolio “Dell’Adda di Leonardo”, Massimo Grassi & Stefano Pedrelli. Illustra le linee portanti di un progetto speciale e coraggioso per realizzare il quale i due fotografi hanno “coinvolto” parte del paesaggio leonardesco e realizzato quarantatre immagini in bianco e nero, stimolanti, sia in termini culturali che in quelli iconografici. Il formato quadrato, poi, dà al book una particolare identità, quasi una singolare specificità, così come la composizione, equilibrata e ben articolata, contribuisce alla buona strutturazione del lavoro, il cui taglio è fortemente progettuale. Di qualità anche i valori tonali del bianco e nero, dosati con equilibrio e coniugati in un quadro linguistico di alto profilo narrativo. Decisamente un’indagine che coinvolge, crea tensioni emotive, suscita curiosità culturali, sollecita approfondimenti storici e spinge a maggiori conoscenze. Osservando questi scatti in sequenza si ha la sensazione di possedere visivamente qualcosa di nuovo, di avvertire percezioni inedite, approdi linguistici sconosciuti, si ha l’impressione di vivere una esperienza imprevista che lascia liberi di pensare, interpretare, sognare. E questo soprattutto perché le diverse sequenze sono tra loro collegate, nella forma e nei contenuti, e all’interno dei singoli scatti, gli elementi portanti dialogano e costruiscono una stimolante trama linguistico-espressiva. “Dell’Adda di Leonardo” è un itinerario di suggestioni visive legate alle tracce lasciate da Leonardo nei suoi lavori sui fiumi e canali della zona. Stimolazioni visive che lanciano inviti allo studio e alla ricerca. “Ogni fotografia - è stato rilevato - sembra evocare lo sguardo del Maestro allo scopo di coniugare gli aspetti ingegneristici e quelli estetici.” Con questo lavoro, Massimo Grassi e Stefano Pedrelli, hanno dato alla fotografia un compito speciale, creando un corpus d’immagini, sulle tracce lasciate da Leonardo, riguardanti i suoi lavori sulle acque del territorio dell’Adda, per tentare di raccogliere gli studi del Maestro attraverso la memoria. (Fausto Raschiatore)