L’unico ad essere diverso eri tu, questo il titolo di uno stimolante lavoro fotografico “costruito attraverso una impaginazione efficace, coerente, che affronta le tematiche quotidiane dei giovani, dei loro mondi. Le loro camere-rifugio diventano icone, contenitori di segni, di atteggiamenti, di un’identità ricercata, che rischia di sfuggire e perdersi in una società di finzione e spettacolarità”. Una ricerca apprezzata inoltre “per la freschezza e l’originalità con cui l’autore ha trattato il tema dell’adolescenza. Nella serialità del lavoro colpisce la capacità con cui il fotografo ha raccontato la diversa personalità dei ragazzi rappresentati nei loro ambienti”. Due riflessioni tratte dalle motivazioni con cui al book d’immagini sono stati assegnati altrettanti primi premi nel corso del 2010, rispettivamente a Massa Marittima/GR (ToscanaFotoFestival) e Savignano s/Rubicone/FC (SIFEST) che si intrecciano e si completano tra loro concettualmente, mettendo a fuoco i diversi contenuti del portfolio di Stefano Giogli. Un lavoro interessante sia dal punto di vista fotografico, sia come tematizzazione e concettualizzazione delle problematiche tipiche che caratterizzano gli adolescenti. “L'idea di affrontare con la fotografia l'argomento Teenager – racconta l’autore umbro - è nata quasi come sfida contro chi troppo spesso cavalca ingiustamente e gratuitamente con mire sensazionaliste fatti negativi che vedono coinvolti i giovani in genere”. Giogli ritiene la fotografia, in particolare, la macchina fotografica, lo strumento più adatto per mediare con gli adolescenti, per entrarvi in connessione e stabilire con loro relazioni, interrogare le loro identità, le loro consapevolezze, le loro paure, in un non-luogo per eccellenza, speciale, qual è la stanza da letto, il prototipo della dimensione giovanile, contenitore di comportamenti, raccoglitore e custode di esperienze, una sorta di piccolo archivio delle prime avventure della vita. Per un adolescente la propria “cameretta” è molto, forse tutto, sintesi della propria dimensione, universo dove sono riposti i propri sogni, le proprie consapevolezze, le proprie incertezze. Un microcosmo di dimensioni irregolari, tra astrazioni e realtà, che significa lettura, riflessione, silenzio, progetti, sogni, ma anche lo spazio dove godersi la gioia per aver vissuto una esperienza nuova, imprevista, oppure metabolizzare il dispiacere di una cocente delusione. E’ un piccolo mondo nel quale sono disseminate, in un kaos di significati, i segni del proprio essere, le tracce delle proprie abitudini, i simboli dei propri interessi, tra possibile e impossibile, reale e immaginario. Stefano Giogli con questa indagine-studio si propone come lettore e interprete del contesto giovanile, dei loro spazi, dei loro vissuti, delle loro esperienze. Egli osserva le dinamiche con cui si muovono e argomentano e poi riflette: “racconta” con la luce utilizzando una sintassi iconografica di buon pregio stilistico che colloca in una interessante trama linguistica-espressiva. Attraverso la fotografia coglie, in un primo momento del suo percorso d’indagine, il quotidiano ed esalta la dimensione tecnica e tecnologica della fotografia. Successivamente, invece, amplia il campo delle conoscenze teoriche e avvia ricerche sul linguaggio iconografico, sull’interpretazione introspettiva, sulla narratività, sul racconto fotografico, sempre con uno sguardo al sociale. Considera lo strumento fotografico il mezzo per esprimere punti di vista, riflettere sul mondo. Lo scatto diviene momento liberatorio, simbolo di una sintesi che va vissuta nella sua essenza per percepirla nella reale dimensione. E’ attento, sensibile, buon osservatore, riesce a catturare atmosfere, a intuire iconicamente dimensioni passionali, a percepire le pulsioni di certi contesti, come appunto in L’unico ad essere diverso eri tu. (Fausto Raschiatore)