Titolo: Pop City - Autore: Alberto Furlani - Fotografie: a colori - Testi critici di Fausto Raschiatore, Alberto Furlani, Pier Paolo Fassetta, Roberto Salbitani. Pagine 174 contenenti 97 immagini a colori. Editore: Punto Marte Edizioni - Prezzo 32 euro - Formato: 28x28cm - Anno di pubblicazione: 2010. ISBN: 978-88-95157-17-7.

Contributi Critici

"Frammenti spontanei di vita metropolitana, angoli di periferie scolpiti dal tempo e dal verificarsi e susseguirsi degli eventi, soggetti e oggetti in temporaneo riposo, momenti di svago, di silenzio, di intimità, di solitudine, di riflessione, segmenti di strade catturati nella banalità del quotidiano tra contesti indefiniti e indefinibili. Passaggi visivi che sintetizzano argomentazioni iconiche semplici e complesse, descrittive e concettuali, concrete e astratte, reali e irreali, lineari e articolate, sulla realtà urbana e mediale, sulla nostra contemporaneità; interpretazioni di comportamenti, descrizioni di eventi e di storie, ma anche studio e approfondimenti di tradizioni, usanze, memorie, vissuti. Profili carichi di rimandi pittorici, connotati da un leggero tratteggio antropologico, catturati tra gli spazi d’Europa, con coerenza, rigore, discrezione, finalizzati alla realizzazione di un progetto iconografico coinvolgente, quasi un “reportage” di pulsioni. Una lunga e affascinante teoria di set cinematografici e teatrali che scandiscono un fluire infinito di sensazioni emotive che scorrono con il trascorrere del tempo e viaggiano con la dinamica dei fatti e i percorsi imprevedibili della casualità. Un gioco di sequenze cromatiche ineguali e irregolari collegate tra loro in un quadro linguistico straordinario nel quale si rincorrono eventi e manifestazioni, tra attualità e passato, tradizioni e leggende. Un block notes di appunti colorati raccolti da Furlani lungo i sentieri e le strade del vecchio continente che scaturisce dall’amore del fotografo per i viaggi col camper e dall’esigenza di conoscere meglio l’Europa e la sua storia, con le sue genti, i suoi luoghi, i paesaggi, i colori, le bellezze, le atmosfere, gli sguardi, i silenzi, gli odori, i profumi, le diverse specificità e le dinamiche di vita. Una trama di combinazioni polisemantiche, di profili stimolanti, microcosmi di raffinata narratività. Un taccuino in cui gli appunti si trasformano in immagini; è il processo da cui nasce Pop City, un percorso contemporaneo della fotografia italiana."


"Lussino era un’isola felice. Il nonno Alberto faceva il fotografo; aveva una camera oscura ancora con la luce solare. La zia Pierina, che aveva studiato arte e fotografia a Vienna, provvedeva a realizzare ritratti che poi dipingeva con mano felice. C’era grande passione per la musica, le lettere, le arti, nel clima proprio della cultura mitteleuropea. Sono nato a Trieste nel ’37 in casa della sorella di mia madre. Ci trasferimmo a Lussino, quasi subito, dove vissi i primi anni della mia infanzia. Si andava a pesca nelle acque attorno all’isola riempiendo la barca di pesce. La mia passione era quella di seguire il nonno nella camera oscura dove vivevo l’incanto della luce e delle immagini che dal buio emergevano dalle bacinelle, le atmosfere magiche dei momenti silenziosi durante i quali mi insegnava i primi passi verso la fotografia. Talvolta attorno a lui si raccoglievano tutti i nipoti che incantava con le sue storie di mare e di vita. Scoppiò la seconda guerra mondiale e cominciarono i problemi. Fu un periodo angoscioso e terribile. Nel giugno del ‘44 tornammo a Trieste, ospiti della zia. Successivamente ci trasferimmo a Spinea, nel veneziano, dove lentamente si riprese a vivere in una condizione di normalità. I nonni si stabilirono in Liguria, invece, dove nonno Alberto, per guadagnarsi da vivere faceva lo “scattino” alla sua veneranda età in spiaggia a Camogli, in provincia di Genova. In quel periodo ebbi in regalo da mio padre una Retinet Kodak, la prima macchina fotografica seria poiché quella precedente, un’Agfa a cassetta, era difficile da usare e non era un 24x36. In quel periodo mi divertivo a seguire le lezioni di zia Pierina su sviluppo e stampa assistendola in camera oscura. Apprendevo così i primi rudimenti della stampa fotografica. Qualche volta, con la vecchia 9x12, salvata miracolosamente, tra un trasloco e l’altro, facevamo dei ritratti e il mio primo fu proprio quello del nonno che conservo tuttora gelosamente."


Questo libro si apre con una città che era, simbolicamente, un mondo, e si conclude con un mondo che è diventato, per molti aspetti, una città. Questa riflessione, tratta da La città nella storia di Lewis Mumford, mi piace immaginarla dedicata a questa raccolta di fotografie a colori di Alberto Furlani. Per l’autore, infatti, l’essere stato in un luogo diventa il pretesto per una evocazione quasi magica della realtà urbana osservata discretamente nelle sue manifestazioni  più nascoste ed imprevedibili. Come in un set cinematografico, tra Hollywood e Cinecittà, convivono mondi diversi, attimi di un incessante nomadismo, che si ricompongono come tessere di un mosaico in quadricromia da sfogliare in un’unica, irripetibile, sequenza circolare che da Venezia parte e a Venezia approda. Un labirinto di emozioni visive, dove è lecito perdersi a velocità elevatissima, in un fluire magmatico di situazioni dominate dalla casualità del quotidiano e restituite con una colta, dissacrante affermazione del “soggetto fotografico”. Alla fine, il tutto ci appare come un universo caleidoscopico pervaso dallo stupore dell’evento, come una serata al circo raccontata con gli occhi incantati di chi crede nella splendida utopia dell’arte.  (Pier Paolo Fassetta - Mirano 19.02.2010)


"Se ci capita spesso oggi di assistere alla sparizione di un confine netto tra fotografia cosiddetta amatoriale e una fotografia più sensibile in generale alle istanze della vita e dell’arte, questo avviene perché c’è stata un’evoluzione del grande popolo dei fotoamatori, di cui Furlani è un esempio emblematico: da saltuari praticanti in vista della partecipazione ai concorsi a delle frequentazioni culturali sempre più allargate, propedeutiche ad un’effettiva crescita nell’utilizzo del mezzo. Quante volte, lasciata l’improbabile toga da avvocato nel suo studio mestrino, l’ho visto, dimentico di tutto, proiettarsi verso qualche luogo dove era in programma un nuovo promettente evento fotografico ed andarsi ad abbeverare ad una fonte di nuove rigeneranti immagini? Per quel che mi riguarda direttamente, è sempre venuto ad un mio stage come se andasse, in un certo senso, in un convento, ad una riunione di puristi vegetariani o ad una congrega di “buddisti” riuniti dalla fede nella fotografia. Ma dove era vietata la cattiva tavola e sola ammessa la discussione allegra ma mai troppo presuntuosa : Alberto sapeva conversare con garbo e, cosa rara, ripeto, ascoltare. Teso come uno scolaretto a far suo il modus operandi dei grandi autori che lo entusiasmavano, a fiutare una qualche rivelazione di un “segreto” di cui pochi erano a conoscenza – quella sconosciuta rotellina decisiva nel funzionamento dell’intero ingranaggio creativo -  e ad illuminarsi della luce di questa supposta rivelazione. Una delle grandi questioni su cui ritornava sempre, non a caso, era proprio questa : in che misura è la personalità di un uomo, la sensibilità artistica che lui sviluppa nel corso della sua particolare vita, a spingerlo in alto nel suo percorso creativo e a rendere così intense e diverse le sue immagini? E quanto può in questo senso, in un processo di avvicinamento a tali alti risultati artistici, il prendere conoscenza del lavoro di questi grandi autori e dei loro capolavori - l’approfondimento culturale insomma -  per prendere esempio da tali tipologie e modelli operativi  e costruirsi dunque un  background utile alla maturazione di un proprio personale percorso creativo?"


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