Presenze, come sintesi di un progetto di studio da cui partire per costruire un percorso di analisi sul nostro tempo, articolato su più direttrici d’indagine e su piani interpretativi diversi. Presenze, come esistenza, partecipazione, evento per leggere e storicizzare un momento, registrare un passaggio, dimensionare un luogo, un contesto, una emozione. Pier Paolo Fassetta, fotografo e studioso d’arte contemporanea, riassume in queste immagini un itinerario di ricerca a cui da anni si dedica con particolare attenzione. Egli indaga il metrò a Berlino, un simbolo del nostro tempo, prototipo del non luogo, che elegge a metafora, per osservare il tempo presente e guardare oltre l’orizzonte, tra gli spazi infiniti dell’osservabile. Si sofferma sulla nostra contemporaneità, sui protagonisti e i loro comportamenti, ne esplora le contraddizioni e i linguaggi, con slancio emotivo e curiosità intellettuale, lasciandosi coinvolgere per poterne esplorare più a fondo i diversi segmenti da molte delle angolazioni possibili. Fassetta ascolta e interpreta per capirne i significati, i contenuti, le valenze, e poterne descrivere le costanti, i valori, l’intensità. Lo fa attraverso la fotografia a cui affida il compito di collegare, con un taglio sperimentale, il reale osservato con il proprio intimo, per costruire un proprio messaggio in una dinamica di fluttuanti riflessioni che confluiscono, tra rimandi mnemonici e pulsioni emotive, in una tessitura linguistica in cui le tracce del presente - studiate sfocature, utopie figurative, sagome indefinite, stilizzazioni improbabili - danno luogo ad una trama narrativa innervata di “imperfezioni” incontrollabili. “Il tempo dell’evento - dice l’autore veneziano - è il tempo che vive la forma in uno spazio incommensurabile, che tutto annulla lasciando, nel vuoto dei nostri ricordi, immagini ricomposte in una scansione che evidenzia il valore transuente delle sensazioni, delle emozioni, confuse con ciò che ci appare come immagine durevole, come verità inscritta in ogni stabile manifestazione dell’esperienza. La tensione tra ciò che passa e ciò che persiste, genera uno stato di labile coscienza che sembra avvicinarsi al tempo della presenza come unico ed inviolabile istante di lucida consapevolezza del nostro esistere. Questa eventualità costituisce quell’entità neutra con cui spesso ci confrontiamo e che in sé nasconde frammenti di autenticità profonda proprio perché non contaminata, a priori, da regole e modelli e perché parte costitutiva dell’essenza fisica di ogni atto creativo”. (Fausto Raschiatore)

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