Ex Sava, capolavoro della siderurgia novecentesca, per raffreddamento la laguna che scorre sotto il calpestabile, acque nere che si intravedono attraverso squarci nella pavimentazione. Il futuro è sospeso: un’area che anche l’Ente Zona Industriale fatica a ricordare, ora sotto l’Autorità Portuale, mentre inceneritori e nucleare bussano alle porte. Sono arrivata all’Ex Sava nel 2008 seguendo l’anima perduta di una rumena senzatetto ripescata dal sottosuolo, forse un incidente forse un omicidio, a farmi da guida Marco Gazzato, il pittore che ha dipinto il genius loci della vicina Malcontenta. Siamo entrati in un mondo già interpretato – per fortuna – dai writers: Mano di Drago schizza le pareti delle stanze vuote di sangue-petrolio, Lame di Luce affetta l’aria con morbidi coltelli, il Pittore delle Eh! fa respirare i muri. Naturalmente non si chiamano così: non ho mai saputo decifrare le firme dei graffitari, ma sono gli unici a prendersi cura dello spirito del luogo, del genius loci dell’ultima area della Marghera com’era. A guardia, hanno dipinto un enorme angelo che si guarda attorno spaesato, sembra non sappia da che parte cominciare. Ma intanto è arrivato. (Antonella Barina)
Antonella Barina (1954). Dagli anni settanta fotografa la zona industriale, cui ha dedicato la raccolta ‘Madre Marghera’ (poesie 1967-1997): il punto di vista dell’abitante. Con questi materiali come Scoletta dei Misteri nel 1997 ha autoprodotto l’omonimo video ‘Madre Marghera – poesie e foto di Antonella Barina’, regia tecnica di Etta Lisa Basaldella, prima opera di stampo non aziendale sul maggior agglomerato industriale del Nord Italia. Già fotoreporter Airf, tuttora giornalista Ansa, autoedita la propria produzione poetica in ‘Edizione dell’Autrice’ (www.autoeditoria.it, www.edizionedellautrice.it).


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